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	<title>DMZ-ine &#187; rivolta</title>
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		<title>Inseguimenti: La comune di Oaxaca</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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Di quanto accaduto ad Oaxaca ricordo uno speciale visto alla televisione cubana nell&#8217;estate del 2008, qualche articolo su blog indipendenti o poco altro&#8230;era morto un giornalista americano se non erro; oggi leggendo, come tutti i giorni, Nazione Indiana vi ho trovato questo estratto di Carlos Montemayor e Erri de Luca. Non è informazione, è scrittura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Oaxaca.jpg"><img src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Oaxaca-221x300.jpg" alt="" title="Oaxaca" width="221" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-1485" /></a><br />
Di quanto accaduto ad Oaxaca ricordo uno speciale visto alla televisione cubana nell&#8217;estate del 2008, qualche articolo su blog indipendenti o poco altro&#8230;era morto un giornalista americano se non erro; oggi leggendo, come tutti i giorni, Nazione Indiana vi ho trovato questo estratto di Carlos Montemayor e Erri de Luca. Non è informazione, è scrittura, e ci permette come lettori di recuperare qualche scampolo di emotività, per legare, al nome di un posto sperduto del messico, un volto ed un&#8217;esperienza. </p>
<p>Buona lettura. </p>
<p>&#8220;L’insurrezione popolare che, nell’anno 2006, visse per vari mesi lo stato di Oaxaca fu particolarmente sorprendente per la massiccia mobilitazione spontanea, per la repressione a livello statale e federale e per l’interesse che meritò da parte di organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani. Pochi movimenti di dissenso sociale sono stati così fulminanti come quello della nascita delle barricate popolari per le strade di Oaxaca.</p>
<p> Il vigore del movimento si espresse in molteplici forme: politica, ludica, guerrigliera, organizzativa, senza distinzione generazionale. Ribellione paradossale di radici e libertà; cascata brillante di canto, pietre, incendi, marce, ballate e suoni. In quella lotta, nella sua forza e creatività collettiva, noi messicani abbiamo potuto essere più liberi, più reali, più fortunati. Pochi processi sociali hanno la capacità di essere un’anteprima delle controversie che si presenteranno nel futuro. In questi ritratti, Danilo De Marco riunisce alcuni volti della lotta di Oaxaca e della sua speranza.</p>
<p><em>Carlos Montemayor</em></p>
<p>La differenza tra queste e le foto segnaletiche scattate ai detenuti sta negli occhi.<br />
In queste guardano dritto in faccia, in quelle altre il prigioniero ha gli occhi prigionieri, nella messa a fuoco a vuoto delle bestie rinchiuse allo zoo. Gli occhi dei prigionieri guardano l’aldilà delle sbarre, staccati dal presente in cui sono finiti. Qui gli occhi stanno nella più dritta e schietta messa a fuoco.</p>
<p> Sono occhi usciti allo scoperto, di chi si è esposto a viso aperto alle intemperie di natura e a quelle dell’ oppressione. Questi occhi hanno smesso di abbassarsi per umiliazione o a sollevarsi al cielo per aiuto. Sono gli occhi di chi l’aiuto ha deciso di darselo da solo. Eccoli dritti in faccia a chi li guarda,pupille scure senza ombra, nessun riparo tra loro e chi sta dirimpetto.</p>
<p>&#8230;..prosegue <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/03/la-comune-di-oaxaca/">su Nazione Indiana</a></p>
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		<title>A colpo d&#8217;occhio #1 : Il Corpo del nemico</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 06:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[
Arrivo in ritardo potreste pensare,  invece non mi importa di  parlare di attualità scottante.  Pongo alla vostra attenzione la rappresentazione di un fatto,  concedendo, con questo ritardo,  il tempo della digestione mediatica.  L&#8217;avvenimento  è lineare e noto :  la rivolta di un gruppo di persone sfruttate e costrette a condizioni di vita al limite dell&#8217;umanità.
Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/rivolta-rosarno.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-563" title="rivolta-rosarno" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/rivolta-rosarno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Arrivo in ritardo potreste pensare,  invece non mi importa di  parlare di attualità scottante.  Pongo alla vostra attenzione la rappresentazione di un fatto,  concedendo, con questo ritardo,  il tempo della digestione mediatica.  L&#8217;avvenimento  è lineare e noto :  la rivolta di un gruppo di persone sfruttate e costrette a condizioni di vita al limite dell&#8217;umanità.</p>
<p>Non mi interessa il fatto in sè , nè premere il tasto del cuore, della partecipazione e neppure combattere una partita dal lato giusto. Uso solo gli strumenti che mi sono propri per cercare di capire un meccanismo, il più delle volte  incosciente, di rappresentazione.<a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/g8genova.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-612" title="g8genova" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/g8genova.jpg" alt="" width="290" height="194" /></a></p>
<p>Primo: la rivolta, la lotta, la sommossa ha, a partire dagli anni sessanta, uno stile grafico di rappresentazione ben preciso: ripresa in campo lungo, cristallizzata  in un momento dinamico sia esso  lanc<img id="wp_editimgbtn" title="Modifica immagine" src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wpeditimage/img/image.png" alt="" width="24" height="24" />io di un  sasso o la risposta al getto  di lacriomogeni, ( a titolo di esempio  quì di lato eccovi uno tra i mille scatti del G8 di Genova, quasi banale nel suo essere già visto); quindi  se pensiamo ad una rivolta contro lo status quo ( giusto o ingiusto), qualcuno in primo piano deve lanciare qualcosa in una posa da statua romana, qualcun&#8217;altro, alle sue spalle, si ripara,  è talmente scontato che ce ne dimentichiamo quasi: è  ovvio.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/banlieu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-614" title="banlieu" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/banlieu-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Bene, prendiamo il caso delle rivolte delle banlieu parigine; rispetto al G8 o alle rivolte degli anni di piombo, a muoversi per le strade francesi è un mondo etnicamente differente: non più i figli del maggio incazzati contro la borgesia, la Nato o  questo o quel presidente; bensì gli immigrati delle ex-colonie francesi, o  i figli di prima, seconda o terza generazione di chi in Francia arrivò nel secolo scorso. Una  vera e propria rivolta etnica eppure  lo spazio visivo è il medesimo: dinamismo del movimento-azione e staticità dello scatto fotografico, il tutto in una prima pagina di giornale. Graficamente non c&#8217;è dunque una differenza visiva tra la periferia parigina e il movimento no-global; e questo vale anche per i giornalisti italiani presenti.</p>
<p>A Rosarno cosa cambia? tutto! Il taglio  è più  ravvicinato, il soggetto non è mai isolato ma in composizione d&#8217;insieme, in riga, in squadra, quasi in posa; il bacino visivo è tutt&#8217;altro, nessuna rivolta del &#8216;68,  si riprende lo spazio iconico della scoperta geografica, della fotografia dei primi del novecento, non c&#8217;è più un soggetto che si ribella a qualcosa, ci ritroviamo nell&#8217;ambito della fotografia colonialista: eccovi i Masai, i Pigmei e gli Zulù<a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/zulu.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-615" title="zulu" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/zulu-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a></p>
<p>Il nero, il negro, l&#8217;africano è mostrato nella sua alterità, brandisce sempre qualcosa ( quello che nelle foto coloniali era una lancia o una mazza) di inconsueto e fuori misura: una sbarra, un cartello stradale, anche un pezzo di semaforo. Se lancia una pietra è una roccia fuori misura, se cerca di colpire un poliziotto lo fa con una presa in primo piano che ce lo fa sembrare gigantesco; come nelle foto inglesi di primo novecento.</p>
<p>La sua muscolarità ci spaventa, ci atterrisce.  Il nemico ha un corpo diverso dal nostro, il colore della pelle è solo un effetto grafico in più, ha una fisicità che non ci appartene, non lancia qualcosa, ma brandisce e urla.  La sua non è una rivolta ma una <strong>danza di guerra</strong>.</p>
<p>Di fianco alle foto di Rosarno potremmo mettere quelle dei cacciatori di teste della Papua Nuova Guinea, dei Watussi o di qualsiasi gruppo etnico che possa essere uscito da un romanzo d&#8217;appendice di fine ottocento. Di certo non quelle della Banlieu parigine.</p>
<p>In questi giorni c&#8217;è stata talmente tanto la gara al:  sto di qua o sto di là che, alla fine, ci siamo dimenticati di aver trattato questi rivoltosi ( e non uso il termine in tono dispregiativo )  come la brutta copia di Shaka Zulu e i suoi soldati;  anche nel nostro essere a favore o meno di questa sommossa, siamo stati tanti bravi colonialisti, pronti ad atterrirci di fronte al grande uomo nero, al suo corpo diverso, alla sua muscolarità nemica.</p>
<p>E pensando ai moderni Zulu, possiamo comunque stare tranquilli, e goderci i nostri pasti, alla fine la regina Vittoria salta sempre fuori a salvare le nostre chiappe sovrappeso, alla faccia della muscolarità.</p>
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