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	<title>DMZ-ine &#187; Cinema</title>
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		<title>Re-visioni: Ferro 3-la casa vuota di Kim Ki-duk</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 09:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
Tae-suk è un ragazzo senza casa che con un intelligente stratagemma individua appartamenti temporaneamente liberi e li abita, proprio come se fossero sua proprietà. Non sporca, non distrugge, non ruba; piuttosto talvolta aiuta, facendo il bucato, spolverando o lavando le finestre.
Unico ricordo delle notti in casa altrui: un autoscatto con i ritratti dei prorietari.

In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3df6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1844" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3df6.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>Tae-suk </strong></em>è un ragazzo senza casa che con un intelligente stratagemma individua appartamenti temporaneamente liberi e li abita, proprio come se fossero sua proprietà. Non sporca, non distrugge, non ruba; piuttosto talvolta aiuta, facendo il bucato, spolverando o lavando le finestre.</p>
<p>Unico ricordo delle notti in casa altrui: un autoscatto con i ritratti dei prorietari.<br />
<a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/tk-a-picture.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1845" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/tk-a-picture-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
In uno dei suoi vagabondaggi incontra <em><strong>Sun-hwa</strong></em>, dolce e arrendevole casalinga maltrattata dal marito che senza esitazione lo segue per fuggire dall&#8217;incubo che sta vivendo.</p>
<p>Così, tra allenamenti di golf in città (di cui Tae-suk è appassionato) e lo zigzagare di casa in casa, i due ragazzi si innamorano.</p>
<p>Inutile dire che il marito di Sun-hwa non si arrende alla scomparsa della tenera mogliettina. Tramite la mafia riesce a rintracciarla e dare una lezione al vagabondo. Il legame tra i ragazzi però resta saldo e Tae-suk rimane sempre vicino a Sun-hwa, nascosto alle spalle del marito aguzzino.</p>
<p>Impressionante, nella visione di questo film, è quanto le immagini possano essere forti più dei dialoghi.</p>
<p>I ragazzi sono silenziosi, si capiscono perloppiù dagli intensi sguardi che, poco a poco, li avvicinano fino a renderli fmiliari l&#8217;uno all&#8217;altra. Tra loro esiste un&#8217;intesa che trascende la conoscenza abituale tra due persone. Si conoscono già da prima.</p>
<p>Sicuramente è già capitato a tutti noi di sentirsi vicini a qualcuno da subito. In questo film si PERCEPISCE questa vicinanza; ed è stupefacente.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3piedi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1846" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3piedi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Esiste anche molta comprensione dei bisogni altrui e una ricca dose di pietà in questo lungometraggio. Vi commuoverà la scena in cui i ragazzi trovano un cadavere in casa e provvedono alla giusta sepoltura, vi stupirà vederli pesare assieme 0 kg!</p>
<p>Ma certamente aspetterete il finale per assistestere ad una delle scene d&#8217;amore più sorprendenti degli ultimi cento anni.</p>
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		<title>Re-Visioni: The Hurtlocker di Catherine Bigelow</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/19/re-visioni-the-hurtlocker-di-catherine-bigelow/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 23:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Catherine Bigelow]]></category>
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“La Guerra è come una droga, crea dipendenza” questa frase apre il film the hurtlocker, una proposizione semplice, una dichiarazione di intenti: una tesi.
Bisogna aspettare tutto il film per comprendere da cosa ci faccia fuggire la guerra, lontano da quale inferno fatto di supermercati, reparti surgelati e famiglie felici ci possa portare l’intento bellico; a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/the-hurt-locker-pic1.jpg"><img src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/the-hurt-locker-pic1-300x199.jpg" alt="" title="the-hurt-locker-pic1" width="300" height="199" class="aligncenter size-medium wp-image-1824" /></a><br />
“La Guerra è come una droga, crea dipendenza” questa frase apre il film the hurtlocker, una proposizione semplice, una dichiarazione di intenti: una tesi.</p>
<p>Bisogna aspettare tutto il film per comprendere da cosa ci faccia fuggire la guerra, lontano da quale inferno fatto di supermercati, reparti surgelati e famiglie felici ci possa portare l’intento bellico; a quale mondo modernamente monotono è preferibile l’incubo mortifero di Bagdad, delle sue strade tortuose, dalle lingue sconosciute e riti crudeli.</p>
<p>The Hurtlocker è un film fortemente virile ( forse perché fatto da una donna), schiacciato come un sacchetto di rifiuti esplosivi, incuneato nell’animo perduto di una generazione, che preferisce uccidere a generare la vita, una generazione per cui l’adrenalina diventa panacea di ogni male: dall’apatia, alla depressione, all’impotenza.</p>
<p>La scatola del dolore del titolo, lo spazio in cui si mettono gli effetti personali di un soldato deceduto, diventa il paradigma su cui si svolgono i rimossi dei personaggi che compongono questo film: artificieri incoscienti, soldati depressi, militari spietati..un luogo non solo metaforico in cui si raccolgono le proprie esistenze, ridotte a rottami di vecchie bombe inesplose.</p>
<p>La morte sembra essere l’unica  via d’uscita da una dipendenza che  chiama ( e ri-chiama) i personaggi, riportando il film al suo inizio; come un serpente alchemico, che arriva a fagocitare se stesso in un gioco crudele e autodistruttivo.</p>
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		<title>Re-visioni: Luci della ribalta di Charlie Chaplin</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/11/re-visioni-luci-della-ribalta-di-charlie-chaplin-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 23:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ci sono migliaia di persone che sono terrorizzate dai clown. E tutto questo per colpa di Stephen King&#8230; o dei Medrano.
Per questo, se anche voi fate parte di questa folta schiera, vi consiglio come cura psicologica &#8220;Luci della ribalta&#8221; di Charles &#8211; Charlie Chaplin.
Passerete dall&#8217;avere terrore dei pagliacci ad affezzionarvi alla figura del clown Calvero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/poster1.jpg"></a><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/poster1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1688" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/poster1.jpg" alt="" width="420" height="582" /></a></p>
<p>Ci sono migliaia di persone che sono terrorizzate dai clown. E tutto questo per colpa di Stephen King&#8230; o dei Medrano.</p>
<p style="text-align: left">Per questo, se anche voi fate parte di questa folta schiera, vi consiglio come cura psicologica &#8220;<strong>Luci della ribalta</strong>&#8221; di Charles &#8211; <strong>Charlie</strong> <strong>Chaplin</strong>.</p>
<p>Passerete dall&#8217;avere terrore dei pagliacci ad affezzionarvi alla figura del clown Calvero, così solitario e sognatore, così altruista e compresivo. Spiantato, sì, ma divertente e complice, salvatore di giovani ballerine disperate.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/limelight13.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1674" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/limelight13-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le inquadrature sono piene, chiare e definite, la fotografia sapiente e si nota la forte influenza del cinema muto, ben conosciuto dal regista.</p>
<p>Questo é un film di immagini e sensazioni che coinvolgono pienamente lo spettatore. Prima con Calvero soffriamo di solitudine e sconforto, poi il salvataggio della ballerina ci dona una ventata di autostima.</p>
<p>Seguendo l&#8217;impegno a prendersi cura della ragazza, viviamo il senso di accoglienza, poi di appartenenza. Infine una veloce serie di emozioni concatenate: voglia di rivalsa, successo, amore e soddisfazione.</p>
<p>Solo nella conclusione è presente il climax dell&#8217;intensità emozionale, dove le risate lasciano spazio all&#8217;addio silenzioso di Calvero alla ballerina, proprio nel momento in cui si sarebbe potuto festeggiare.</p>
<p>Intenso. Umano. Lirico.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/lucidellaribalta3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1677" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/lucidellaribalta3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Per tutto ciò amo questa pellicola, dove ho trovato anche uno degli schetch più divertenti mai visti prima; ho riso come una bambina, senza freni né inibizioni. In una parola: mi sono scompisciata.</p>
<p>Chaplin e Keaton sullo stesso palco hanno creato il mix perfetto tra comicità e talento musicale.</p>
<p>Difficilmente riesce di divertirmi così ad uno spettacolo (teatrale o cinematografico che sia) ed è sorprendente quanto artisti così lontani da noi per mentalità ed epoca possano suscitare emozioni tanto forti.</p>
<p>Charlie Chaplin è la miglior medicina contro la noia: assumere ogni otto ore.</p>
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		<title>Re-visioni:24 Hour Party People</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/06/re-visioni24-hour-party-people/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 23:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Punk]]></category>
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Nel film di Micheal Winterbottom la sacralità di quei mitici anni &#8216;70/&#8217;80 non si capisce se venga smontata o semplicemente raccontata da una prospettiva diversa, non lo so, a me pare che il tutto sia raccontato sullo stile della solita commedia americana dall&#8217;umorismo facile (stile American Pie, per intenderci).
Il protagonista è Tony Wilson, santone di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/Users/GIULIA%7E1/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-2.png" alt="" /></p>
<p><img src="/Users/GIULIA%7E1/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-3.png" alt="" /><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/F_24_hour_party_people_cover.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1524" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/F_24_hour_party_people_cover-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p>Nel film di Micheal Winterbottom la sacralità di quei mitici anni &#8216;70/&#8217;80 non si capisce se venga smontata o semplicemente raccontata da una prospettiva diversa, non lo so, a me pare che il tutto sia raccontato sullo stile della solita commedia americana dall&#8217;umorismo facile (stile American Pie, per intenderci).</p>
<p>Il protagonista è Tony Wilson, santone di quegli anni, grazie al quale i migliori gruppi alternativi della scena punk, new wave, indie di Manchester hanno iniziato a suonare in televisione. Stiamo parlando dei Joy Division (e tutte le loro future evoluzioni), Happy Mondays, Sex Pistols, Siouxsie And The Banshees, The Jam, A Certain Ratio, The Stranglers e The Clash, giusto per citare qualche gruppo. Ecco, il film racconta di come queste diverse band si siano ritrovate tutte all&#8217;interno della Factory, fondata dal nostro Tony e abbiano inziato a riscontrare successo nella scena underground inglese.</p>
<p>Nel complesso la storia è raccontata in modo originale, il protagonista è il narratore stesso della storia e parla direttamente al pubblico; la Manchester festaiola e ribelle è di sfondo al continuo susseguirsi delle comparse delle molteplici band, creando una specie di minestrone, dove vengono aggiunti tanti ingredienti, ma di fatto il risultato è un po&#8217; scarso e poco appagante. Si aprono tante parentesi musicali, ma se ne chiudono ben poche, per non parlare del modo eccessivamente parodistico con cui vengono presentati i personaggi.</p>
<p>Sicuramente il punto di vista da cui si vogliono vedere quei mitici anni è quello del mecenate musicale che vuole far soldi, diventare un personaggio e scoprire qualcosa di veramente innovativo, però trattare così &#8220;bonariamente&#8221; un periodo non solo musicalmente, ma anche socialmente rivoluzionario non convince molto. Sono perplessa, forse la mia devozione verso gli anni &#8216;80 è troppo smisurata.</p>
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		<title>Re-visioni: Nel Paese delle Creature Selvagge</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/02/re-visioni-nel-paese-delle-creature-selvagge/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 23:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Nel Paese delle Creature Selvagge]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Spike Jonze]]></category>

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C&#8217;è qualcosa che ci sfugge nel parlare di infanzia, qualcosa di profondo, intimamente connesso con l&#8217;essere  bambini.  La noia di giornate  in solitudine, il rifiuto da parte di chi e&#8217; &#8220;grande&#8221; , il senso di appartenenza distorto verso la famiglia e gli affetti. Tutto si tinge di un assoluto istantaneo in cui un giocattolo può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Nel-Paese-delle-Creature-Selvagge.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1459" title="Nel-Paese-delle-Creature-Selvagge" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Nel-Paese-delle-Creature-Selvagge-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
<p>C&#8217;è qualcosa che ci sfugge nel parlare di <strong>infanzia</strong>, qualcosa di profondo, intimamente connesso con l&#8217;essere  bambini.  La noia di giornate  in <strong>solitudine</strong>, il rifiuto da parte di chi e&#8217; &#8220;grande&#8221; , il senso di appartenenza distorto verso la famiglia e gli affetti. Tutto si tinge di un assoluto istantaneo in cui un giocattolo può diventare f<strong>eticcio-divinità</strong> e i sentimenti sono privi di quell&#8217;appoggio che impedisce, a noi adulti, di mordere, piangere o urlare.</p>
<p><strong>Nel paese delle creature selvagge</strong> ( meglio &#8221; dove sono le cose selvagge [indomate]&#8220;) è frustrazione, incapacità di relazione, immagine statica o dinamicamente vuota, è la continua costruzione di un riparo che poi viene costantemente distrutto ( dall&#8217;igloo paradigmatico di inizio film); è la rappresentazione di un malessere che, crescendo, impariamo a dimenticare.</p>
<p>Nel paese delle creature selvagge cerca di ricreare quel senso profondo, ed esistenziale, di apatia  che porta un bambino a rompere i giocattoli, a tirare i calci ai sassi e a perdere le giornate guardando il cielo, forse è per questo che non piace agli adulti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Re-visioni: Mulholland Drive</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/02/24/re-visioni-mulholland-drive/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 11:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[capolavoro]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[David Lynch]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Justin Theroux]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Harring]]></category>
		<category><![CDATA[Lynch]]></category>
		<category><![CDATA[Mulhollan Drive]]></category>
		<category><![CDATA[Mulholland Dr.]]></category>
		<category><![CDATA[Naomi Watts]]></category>
		<category><![CDATA[onirico]]></category>

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Nel vedere Mulholland Drive si percepisce un leggero senso di inquietudine fin da subito, prima dei titoli di testa, prima di entrare nel vivo del racconto.
Sarà così per tutto il resto della visione; sopraffatti dalle immagini, seguiamo la storia senza capirne minimamente il senso.
Un incidente, una ragazza avvenente senza memoria, l&#8217;arrivo di un&#8217;aspirante attrice a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/mulholland-drive-poster-_2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1334" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/mulholland-drive-poster-_2-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p>Nel vedere <strong>Mulholland Drive</strong> si percepisce un leggero senso di inquietudine fin da subito, prima dei titoli di testa, prima di entrare nel vivo del racconto.</p>
<p>Sarà così per tutto il resto della visione; sopraffatti dalle immagini, seguiamo la storia senza capirne minimamente il senso.</p>
<p>Un incidente, una ragazza avvenente senza memoria, l&#8217;arrivo di un&#8217;aspirante attrice a hollywood, gangsters esigenti in fatto di caffè, killer imbranati, registi manovrati, <strong>chiavi blu</strong>, una borsa zeppa di denaro e il <strong>club silencio</strong>.</p>
<p>Cosa significano? Cosa ne dobbiamo dedurre?</p>
<p>Nulla.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Lynch">David Lynch</a>, nel presentare questo film (che di sicuro è uno dei suoi capolavori) non ha dato alcuna interpretazione. Perchè Mulholland Drive non è altro che una forma d&#8217;arte. L&#8217;arte non deve avere un significato preciso, spesso rappresenta soltanto una scossa al nostro modo di vedere le cose.</p>
<p style="text-align: right;">Proprio questo <a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/mulholland-drive-SPLASH.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1339" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/mulholland-drive-SPLASH-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>aveva intenzione di fare il regista con Mulholland Drive, presentarci una realtà che si mescola con la dimensione <strong>onirica</strong>, regalandoci una spettacolo di cui gli occhi si cibano.</p>
<p style="text-align: right;">E gli occhi sono strumento portante della storia raccontata da Lynch. Quelli di Rita (<strong>Laura Harring</strong>), sconvolti dal senso di smarrimento e quelli di Betty (<strong>Naomi Watts</strong>), rassicuranti e coraggiosi, sono cercati, indagati e prepotententemente esposti al nostro giudizio.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217; intesa e allo stesso tempo il disagio che aleggia tra le due protagoniste confondono lo spettatore, lo travolgono e lo trascinano verso l&#8217;epilogo drammatico di una storia tanto complessa quanto disarmante.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/silencio.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1340" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/silencio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Alla fine tutti i pezzi del puzzle tornano al loro posto: al club silencio, dove il talento della cantante è svilito dallo squallido teatro, il sogno termina con l&#8217;apertura della scatola blu; il vaso di Pandora riporta Betty-Diane alla realtà. Qui l&#8217;amore diventa gelosia, il sesso masturbazione e il successo fallimento.</p>
<p style="text-align: left;">Ogni cosa viene ribaltata, ogni nome cambiato, ogni convinzione rimaneggiata.</p>
<p style="text-align: left;">Basta una sola visione di questo film per intuirne l&#8217;elegante dimensione narrativa, ma certamente ne servirà una seconda per scovarne le finezze.</p>
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		<title>Re-visioni: Le vacanze di monsieur Hulot</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/02/18/re-visioni-le-vacanze-di-monsieur-hulot/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[film comico]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Tati]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi voglio ridere: giornata uggiosa  e piatto lo schermo del pc su cui dovrei finire la mia tesi. Alleggerire la mente con qualcosa di divertente e coinvolgente diventa un imperativo categorico.
Penso subito a Jacques Tati, ispiratore delle mie giornate migliori, compagno di immagini (immaginazione) nella buia sala dello spazio oberdan e nelle silenziose sale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi voglio ridere: giornata uggiosa  e piatto lo schermo del pc su cui dovrei finire la mia tesi. Alleggerire la mente con qualcosa di divertente e coinvolgente diventa un imperativo categorico.</p>
<p>Penso subito a <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Tati">Jacques Tati</a></strong>, ispiratore delle mie giornate migliori, compagno di immagini (immaginazione) nella buia sala dello <a href="http://www.cinetecamilano.it/">spazio oberdan</a> e nelle silenziose sale della biblioteca comunale.</p>
<p>Sì perchè Jacques è  uno dei registi più visuali mai incontrati: mi ha portato in una realtà vicinissima ai ricordi infantili, quando con i miei amici si violavano cancellate pensando di vivere un&#8217;avventura straordinaria.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/vacanze-hulot.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1230" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/vacanze-hulot-212x300.jpg" alt="" width="178" height="253" /></a></p>
<p><strong>Le vacanze di Monsieur Hulot</strong> (1953, DVD ed. Sanpaolo) non sono altro che questo: qualcosa di strettamente legato al reale, ma in cui si percepisce un che di magico.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/hulot.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1238" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/hulot-150x150.jpg" alt="" width="164" height="164" /></a>Durante le sue vacanze sulla costa bretone Hulot abbandona il suo leggero impermeabile (che io ho sempre immaginato color kaki) e si veste di un costume da bagno, di un completo da tennis, di un costume da pirata.</p>
<p>Ci rivediamo nelle sue sbadataggini e ne ridiamo come se fossimo noi gli artefici; le gag che scorrono sullo schermo come un fiume sono la comicità più pura ed autentica, legata ad una dimensione fanciullesca e vicina ad ognuno di noi.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/ballo1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1240" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/ballo1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: right;">Non ci si stupisce infatti quando la ragazza più bella dell&#8217;estate sceglie Hulot per condividere i suoi momenti di svago.</p>
<p style="text-align: right;">Annoiati dall&#8217;abitudinarietà degli altri villeggianti, anche noi vorremmo passare il tempo con lui, così particolare e naive.</p>
<p style="text-align: right;">La contrapposizione tra loro è netta: lei principessa virtuosa nella casa di famiglia, lui cavaliere sognatore nell&#8217;abbaino della pensione di fronte  al mare. Coppia perfetta per una storia d&#8217;amore d&#8217;altri tempi, ma inconcretizzabile tra due anime così  liriche. In puro stile Tati.</p>
<p>Non aspettatevi grandi discorsi dal signor Hulot, dirà sempre e solo il  suo nome, ma nel suo essere eterno fanciullo vi traghetterà in un mondo  in cui non esiste malizia, bensì unicamente il gusto della risata come  espressione di sé. Si ride molto <em>con</em> Hulot e vi accorgerete che  non si ride <em>di </em>Hulot perchè, si sa, quando si vuole bene a qualcuno su di lui non si scherza.</p>
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		<title>Re-visioni: Avatar di James Cameron</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 23:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[
Avatar ha avuto successo.  E&#8217;  un dato di fatto, e forse proprio per questo ho preferito aspettare, lasciare sgonfiare l&#8217;orrendo bubbone mediatico e permettermi di poter godere della pellicola senza pregiudizi o indicazioni altrui.
Generalmente sono poco abituato a confrontarmi con film su grande scala: quelli per cui &#8221; le dimensioni&#8221; ( della sala) contano,   non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/avatar_james_cameron_movie.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1191" title="avatar_james_cameron_movie" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/avatar_james_cameron_movie-300x173.jpg" alt="" width="300" height="173" /></a></p>
<p><strong>Avatar</strong> ha avuto successo.  E&#8217;  un dato di fatto, e forse proprio per questo ho preferito aspettare, lasciare sgonfiare l&#8217;orrendo bubbone mediatico e permettermi di poter godere della pellicola senza pregiudizi o indicazioni altrui.</p>
<p>Generalmente sono poco abituato a confrontarmi con film su grande scala: quelli per cui &#8221; <em>le dimension</em>i&#8221; ( della sala) contano,   non si deve effettuare alcun tipo di inseguimento ( tanto rimangono nel circuito cinematografico per almeno 2 mesi),  e non serve alcuno sforzo intermpretativo.</p>
<p>Nonostante questo ho comperato un biglietto da 11 euro e mi sono recato nella mega-sala di un multisala, munito di <strong>occhialini 3d</strong> di ultima generazione ( non gli usa e getta mi ha specificato l&#8217;inserviente all&#8217;ingresso) e tanbta buona volontà.</p>
<p>Dunque dopo 3 ore di proiezione posso dire di essermi trovato di fronte a qualcosa di nuovo? un cinema di seconda, terza o quarta generazione?</p>
<p>No , ciò che ho visto è forse la forma-cinema più antica ( e forse autentica?), uno spettacolo formale, un bagno visivo ( a volte affascinante, altre volte fastidioso) che investe e soggioga lo spettatore.</p>
<p>Avatar si può paragonare alla locomotiva dei <strong>fratelli Lumiere</strong>, è  qualcosa che stupisce per quello che è;  guai ad andare a caccia di significati uleriori , le tematiche sono un semplice pretesto per permettere al regista di  ammaliare il nostro sguardo, di proporci nuovi mostri, nuove piante, nuove prospettive.</p>
<p><strong>Avata</strong>r è l&#8217;istante cinematografico posto agli antipodi rispetto alla <em>Nouvelle Vague o al neorealismo</em>, è pura fiction, puro entertaining. Questo lavoro giustifica la sala cinematografica come luogo fisico,  impensabile sarebbe guardarlo in televisione o su uno schermo del computer, e permette a noi spettatori di sentirci parte di un&#8217;esperienza globale e universale; non ci sono barriere culturali, interpretative o cognitive nell&#8217;essere spettatori, dobbiamo solo sederci e goderci lo spettacolo.</p>
<p>Se questo è ciò che cercate,Avatar vi soddisferà oltre ogni misura, riempiendo le vostre fantasie e rendendo possibile il piacere di una seconda visione in sala ( anche solo per cogliere i colori di un nuovo fiore ), se, come il sottoscritto, pensate che il cinema sia un&#8217;esperienza cognitiva e culturale, allora non vi resta che guardarvi questo film e poi uscire di corsa a cercare <strong>L&#8217;uomo che Verrà di Giorgio Diritti</strong>.</p>
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		<title>Re-visioni: The believer di Henry Bean</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 11:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sofia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Molti sono i film che ruotano attorno a temi quali l’antisemitismo e la purezza della razza, basti pensare a “American History X” o “Skinheads”, ma “The believer”, vincitore del gran premio della giuria al Sundance film festival del 2001, apre sicuramente uno squarcio totalmente nuovo raccontando la storia (vera!) di Daniel Balint.
Danny è un giovane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/thebeliever.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-872" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/thebeliever-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Molti sono i film che ruotano attorno a temi quali l’antisemitismo e la purezza della razza, basti pensare a “American History X” o “Skinheads”, ma “<a href="http://www.palmpictures.com/film/the-believer.php">The believer</a>”, vincitore del gran premio della giuria al Sundance film festival del 2001, apre sicuramente uno squarcio totalmente nuovo raccontando la storia (vera!) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Burros">Daniel Balint</a>.</p>
<p>Danny è un giovane e brillante studente ebreo da sempre in aperto conflitto con la sua “razza” e la sua fede; talmente in conflitto da diventare lui stesso un antisemita.<br />
Dotato di una vivida intelligenza, Danny sin da piccolo ha sempre messo in luce, di fronte a maestri e compagni della scuola talmudica (bellissimo il dialogo che si ripete per tutto il film, a scandire il flusso della narrazione, in cui il piccolo Daniel è protagonista di un infuocato &#8221;botta e risposta&#8221;con il suo maestro, riguardo Dio, padre onnipotente, ed il sacrificio di Isacco da parte di Abramo!), quelle che per lui erano le grandi incongruenze della fede ebraica fino  ad allontanarsene completamente.</p>
<p>Entrato in contatto con un gruppo neonazista con in mente di “uccidere un ebreo” Daniel , che in mezzo ai suoi “camerati” spicca per la sua cultura, per il magnetismo che esercita sugli altri e la sua capacità di esprimersi, potrebbe facilmente diventare un leader se solo quelle origini tanto rinnegate non lo spingessero ad affrontare una volta per tutte il tormento che sembra lacerargli l’esistenza.</p>
<p>Senza mai prendere posizione e affidando lo svolgimento più ai dialoghi che alle immagini, il film ci racconta la storia di una realtà strappata a metà, la vicenda controversa di un giovane, brillantemente interpretato da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ryan_Gosling">Ryan Gosling</a>, che di giorno si comporta come un feroce skinhead e che di notte legge ed insegna la Torah.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/The_Believer_21994m.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-875" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/The_Believer_21994m-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Danny è diverso dai suoi compagni &#8220;caciaroni&#8221; per i quali &#8220;odiare gli ebrei&#8221; sembra quasi essere solo una moda e ce lo dimostra durante un attentato alla Sinagoga, quando di fronte alla profanazione della Torah da parte dei suoi amici lui resta indifferente, anzi: ne rimane un po&#8217;sconvolto. Odia l&#8217;ideologia, odia la remissività del cosiddetto &#8220;popolo eletto&#8221;, odia il loro modo di affrontare il mondo. Non è solo rabbia quello che anima Daniel, è proprio pura violenza supportata da argomentazioni logiche di una coerenza quasi allucinante.</p>
<p>Un film difficile, intenso, sicuramente polemico, magistralmente diretto dall’allora esordiente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Bean">Harry Bean</a> che ha dovuto attendere più di vent’anni per poter vedere realizzata questa pellicola.</p>
<p>“Danny fermati! Dove pensi di andare? Non lo sai? Non c’è niente lassù!”</p>
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		<title>A Colpo d&#8217;occhio: Cinema 2.0</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/01/25/a-colpo-docchio-cinema-2-0/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 23:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[amatoriale]]></category>
		<category><![CDATA[avatar]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre tutto il mondo corre dietro ad Avatar, ai milioni di  euro, alle nuove tecnologie, al tridimensionale, e su quasi tutta la carta stampata si può leggere come sia in arrivo il cinema 2.0,  io cambio lato e vi dico che il Cinema 2.0 è già arrivato, da almeno 4 anni. Boogie Nights doveva averci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/autoscatto_ragazze_sexy_0046.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-799" title="autoscatto_ragazze_sexy_0046" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/01/autoscatto_ragazze_sexy_0046-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a>Mentre tutto il mondo corre dietro ad Avatar, ai milioni di  euro, alle nuove tecnologie, al tridimensionale, e su quasi tutta la carta stampata si può leggere come sia in arrivo il cinema 2.0,  io cambio lato e vi dico che il Cinema 2.0 è già arrivato, da almeno 4 anni. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Boogie_Nights_-_L%27altra_Hollywood">Boogie Nights</a> doveva averci insegnato qualcosa, invece non siamo riusciti a capire a fondo quella pellicola.</p>
<p>Quando ero alle medie, e spero di non imbarazzare nessuno dei miei compagni, a fruire e a procurare visioni erotiche ( in senso cinematografico ovviamente) , era un amico ripetente già dotato di barba, che leggermente cammuffato andava ogni stagione delle piogge ( le finanze erano assai limitate) a procurarsi un qualche giornaletto o ( casi rarissimi) una videocassetta. La cui visione era collettivizzata e diventava un rito sociale, come le nottate nelle varie gite scolastiche.</p>
<p>Per cui la pornografia era uno spazio visivo condiviso mediato da almeno 5 soggetti : l&#8217;attore-performer,  il regista, il distributore, il giornalaio, gli amici; una lunghissima catena sociale che rendeva sporadica la fruizione, e sopratutto esercitava, volente o nolente, l&#8217;uso della memoria ( o della fantasia) nel rapportarsi all&#8217;oggetto filmico.</p>
<p>Questo tipo di catena nel cinema tradizionale si è mantenuta quasi del tutto, per quanto uno voglia scaricare abusivamente da internet non può assolutamente saltare i primi due anelli della catena: l&#8217;autore-regista e l&#8217;attore performer.</p>
<p>Ed è qui che il <strong>Porno </strong>riesce a bruciare le tappe, forse perchè la sessualità è   l&#8217;istinto atavico più radicato ( propagare la specie cari miei): autore-performer-distributore-fruitore diventano la stessa persona; nessuna mediazione, nessuna difficoltà di reperimento, nessuna limitazione possibile alla reiterazione.</p>
<p>Il <strong>Cinema 2.0</strong> ci ha già eretto una muraglia tra chi ne ha fruito fin dall&#8217;inizio della pubertà, e chi  ormai l&#8217;età dello sviluppo se l&#8217;è passata nel giurassico; già per noi è normale pensare che il cinema sia ancora quella cosa che si vede nelle sale, con gli amici. Queste nuove generazioni hanno invece definito nuovi criteri di visione, nuovi spazi filmici, nuove tecniche di ripresa ( tutto in soggettiva, di certo senza tributare <strong>Cassavetes</strong>), per cui non mi stupirò se tra una ventina d&#8217;anni quando mio figlio vorrà un film di arti marziali si metterà a massacrarsi con il compagno di banco, il cinema sarà quello, e avremo una miriade di Bruce Lee!!</p>
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