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	<title>DMZ-ine &#187; -&gt; Re-visioni</title>
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		<title>Dmzine OFFline</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 23:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<title>Re-visioni: Ferro 3-la casa vuota di Kim Ki-duk</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/23/re-visioni-ferro-3-la-casa-vuota-di-kim-ki-duk/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 09:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
Tae-suk è un ragazzo senza casa che con un intelligente stratagemma individua appartamenti temporaneamente liberi e li abita, proprio come se fossero sua proprietà. Non sporca, non distrugge, non ruba; piuttosto talvolta aiuta, facendo il bucato, spolverando o lavando le finestre.
Unico ricordo delle notti in casa altrui: un autoscatto con i ritratti dei prorietari.

In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3df6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1844" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3df6.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>Tae-suk </strong></em>è un ragazzo senza casa che con un intelligente stratagemma individua appartamenti temporaneamente liberi e li abita, proprio come se fossero sua proprietà. Non sporca, non distrugge, non ruba; piuttosto talvolta aiuta, facendo il bucato, spolverando o lavando le finestre.</p>
<p>Unico ricordo delle notti in casa altrui: un autoscatto con i ritratti dei prorietari.<br />
<a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/tk-a-picture.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1845" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/tk-a-picture-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
In uno dei suoi vagabondaggi incontra <em><strong>Sun-hwa</strong></em>, dolce e arrendevole casalinga maltrattata dal marito che senza esitazione lo segue per fuggire dall&#8217;incubo che sta vivendo.</p>
<p>Così, tra allenamenti di golf in città (di cui Tae-suk è appassionato) e lo zigzagare di casa in casa, i due ragazzi si innamorano.</p>
<p>Inutile dire che il marito di Sun-hwa non si arrende alla scomparsa della tenera mogliettina. Tramite la mafia riesce a rintracciarla e dare una lezione al vagabondo. Il legame tra i ragazzi però resta saldo e Tae-suk rimane sempre vicino a Sun-hwa, nascosto alle spalle del marito aguzzino.</p>
<p>Impressionante, nella visione di questo film, è quanto le immagini possano essere forti più dei dialoghi.</p>
<p>I ragazzi sono silenziosi, si capiscono perloppiù dagli intensi sguardi che, poco a poco, li avvicinano fino a renderli fmiliari l&#8217;uno all&#8217;altra. Tra loro esiste un&#8217;intesa che trascende la conoscenza abituale tra due persone. Si conoscono già da prima.</p>
<p>Sicuramente è già capitato a tutti noi di sentirsi vicini a qualcuno da subito. In questo film si PERCEPISCE questa vicinanza; ed è stupefacente.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3piedi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1846" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3piedi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Esiste anche molta comprensione dei bisogni altrui e una ricca dose di pietà in questo lungometraggio. Vi commuoverà la scena in cui i ragazzi trovano un cadavere in casa e provvedono alla giusta sepoltura, vi stupirà vederli pesare assieme 0 kg!</p>
<p>Ma certamente aspetterete il finale per assistestere ad una delle scene d&#8217;amore più sorprendenti degli ultimi cento anni.</p>
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		<title>Re-Visioni: The Hurtlocker di Catherine Bigelow</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/19/re-visioni-the-hurtlocker-di-catherine-bigelow/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 23:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Catherine Bigelow]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
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“La Guerra è come una droga, crea dipendenza” questa frase apre il film the hurtlocker, una proposizione semplice, una dichiarazione di intenti: una tesi.
Bisogna aspettare tutto il film per comprendere da cosa ci faccia fuggire la guerra, lontano da quale inferno fatto di supermercati, reparti surgelati e famiglie felici ci possa portare l’intento bellico; a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/the-hurt-locker-pic1.jpg"><img src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/the-hurt-locker-pic1-300x199.jpg" alt="" title="the-hurt-locker-pic1" width="300" height="199" class="aligncenter size-medium wp-image-1824" /></a><br />
“La Guerra è come una droga, crea dipendenza” questa frase apre il film the hurtlocker, una proposizione semplice, una dichiarazione di intenti: una tesi.</p>
<p>Bisogna aspettare tutto il film per comprendere da cosa ci faccia fuggire la guerra, lontano da quale inferno fatto di supermercati, reparti surgelati e famiglie felici ci possa portare l’intento bellico; a quale mondo modernamente monotono è preferibile l’incubo mortifero di Bagdad, delle sue strade tortuose, dalle lingue sconosciute e riti crudeli.</p>
<p>The Hurtlocker è un film fortemente virile ( forse perché fatto da una donna), schiacciato come un sacchetto di rifiuti esplosivi, incuneato nell’animo perduto di una generazione, che preferisce uccidere a generare la vita, una generazione per cui l’adrenalina diventa panacea di ogni male: dall’apatia, alla depressione, all’impotenza.</p>
<p>La scatola del dolore del titolo, lo spazio in cui si mettono gli effetti personali di un soldato deceduto, diventa il paradigma su cui si svolgono i rimossi dei personaggi che compongono questo film: artificieri incoscienti, soldati depressi, militari spietati..un luogo non solo metaforico in cui si raccolgono le proprie esistenze, ridotte a rottami di vecchie bombe inesplose.</p>
<p>La morte sembra essere l’unica  via d’uscita da una dipendenza che  chiama ( e ri-chiama) i personaggi, riportando il film al suo inizio; come un serpente alchemico, che arriva a fagocitare se stesso in un gioco crudele e autodistruttivo.</p>
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		<title>Re-visioni:Chiara Balza</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/18/re-visionichiara-balza/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 09:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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La fotografia di Chiara Balza parla di piccoli particolari e di piccoli frammenti di realtà, cattura quei dettagli che sfuggono all&#8217;osservatore disattento, ma non si tratta solo di fortuna. Il soggetto è intimizzato, viene raccontanto con calore e in modo soggettivo. Si tratta di immagini ricche di forza espressiva e portatrici di una precisa emozione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/chiara_balza_pic.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1818" title="chiara_balza_pic" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/chiara_balza_pic-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a><br />
La fotografia di Chiara Balza parla di piccoli particolari e di piccoli frammenti di realtà, cattura quei dettagli che sfuggono all&#8217;osservatore disattento, ma non si tratta solo di fortuna. Il soggetto è intimizzato, viene raccontanto con calore e in modo soggettivo. Si tratta di immagini ricche di forza espressiva e portatrici di una precisa emozione o sensanzione da trasmettere all&#8217;osservatore.</p>
<p>I colori sono ovattati, le linee sinuose e poco definite, la luce è diffusa e l&#8217;atmosfera è opaca,con  pochissimi giochi di luce e ombra, leggere sfuocature, creando un equilibrio dinamico  tra i vari elementi compositivi all&#8217;interno dell&#8217;immagine. Tutto è teso a incorniciare il soggetto. Una fotografia molto semplice, ma sentimentale, poco artificiosa&#8230;reale.</p>
<p>L&#8217;artista gioca con la composizione delle immagini, crea intrecci di linee, di colori, costruendo contrasti di forme geometriche, che riempiono completamente l&#8217;immagine, il risultato è quasi un&#8217;astrazione, dove l&#8217;osservatore impiega qualche secondo per focalizzare i vari elementi.</p>
<p>Le fotografie dell&#8217;artista, sono immagini che parlano da sè, sono piccoli momenti immortalati e solo gustandoli in ogni minimo particolare si può capirne il loro significato. Quella di Chiara Balza è una fotografia che merita un tempo di osservazione lungo, quasi meditato, che incredibilmente ci fa entrare in una dimensione pacificata, in apparente contrasto con il mondo urbano che viene immortalato.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/unoundici/">http://www.flickr.com/photos/unoundici/</a></p>
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		<title>Re-visioni: Ronald Searle</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/15/re-visioni-ronald-searle/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 23:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> In(s)contri]]></category>
		<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[
Uno dei più grandi illustratori satirici di tutti i tempi:  Ronald Searle , penna inconfondibile e influente, ha decorato innumerevoli libri e riviste lungo tutto il novecento. Oggi, a 90 anni, nel suo studio nel sud della Francia, non ha ancora smesso di muovere la matita sul foglio.
Non credo potrò mai incontrarlo, ma per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-3.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1764" title="Immagine 3" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-3-268x300.png" alt="" width="268" height="300" /></a></p>
<p>Uno dei più grandi illustratori satirici di tutti i tempi:  <a href="http://ronaldsearle.blogspot.com/">Ronald Searle</a> , penna inconfondibile e influente, ha decorato innumerevoli libri e riviste lungo tutto il novecento. Oggi, a 90 anni, nel suo studio nel sud della Francia, non ha ancora smesso di muovere la matita sul foglio.</p>
<p>Non credo potrò mai incontrarlo, ma per il momento mi basterebbe poter visitare la mostra  che si apre oggi al <a href="http://www.cartoonmuseum.org/">Museo Cartoon</a> di Londra, in cui  sarà esposto tutto il suo archivio personale di schizzi e  disegni!</p>
<p>Non perdetevi <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TE85RLC73OE&amp;feature=player_embedded">l&#8217;intervista </a>a questo grande uomo!</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-2.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1765" title="Immagine 2" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-2-272x300.png" alt="" width="272" height="300" /></a></p>
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		<title>Re-visioni: Luci della ribalta di Charlie Chaplin</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/11/re-visioni-luci-della-ribalta-di-charlie-chaplin-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 23:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Ci sono migliaia di persone che sono terrorizzate dai clown. E tutto questo per colpa di Stephen King&#8230; o dei Medrano.
Per questo, se anche voi fate parte di questa folta schiera, vi consiglio come cura psicologica &#8220;Luci della ribalta&#8221; di Charles &#8211; Charlie Chaplin.
Passerete dall&#8217;avere terrore dei pagliacci ad affezzionarvi alla figura del clown Calvero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/poster1.jpg"></a><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/poster1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1688" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/poster1.jpg" alt="" width="420" height="582" /></a></p>
<p>Ci sono migliaia di persone che sono terrorizzate dai clown. E tutto questo per colpa di Stephen King&#8230; o dei Medrano.</p>
<p style="text-align: left">Per questo, se anche voi fate parte di questa folta schiera, vi consiglio come cura psicologica &#8220;<strong>Luci della ribalta</strong>&#8221; di Charles &#8211; <strong>Charlie</strong> <strong>Chaplin</strong>.</p>
<p>Passerete dall&#8217;avere terrore dei pagliacci ad affezzionarvi alla figura del clown Calvero, così solitario e sognatore, così altruista e compresivo. Spiantato, sì, ma divertente e complice, salvatore di giovani ballerine disperate.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/limelight13.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1674" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/limelight13-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le inquadrature sono piene, chiare e definite, la fotografia sapiente e si nota la forte influenza del cinema muto, ben conosciuto dal regista.</p>
<p>Questo é un film di immagini e sensazioni che coinvolgono pienamente lo spettatore. Prima con Calvero soffriamo di solitudine e sconforto, poi il salvataggio della ballerina ci dona una ventata di autostima.</p>
<p>Seguendo l&#8217;impegno a prendersi cura della ragazza, viviamo il senso di accoglienza, poi di appartenenza. Infine una veloce serie di emozioni concatenate: voglia di rivalsa, successo, amore e soddisfazione.</p>
<p>Solo nella conclusione è presente il climax dell&#8217;intensità emozionale, dove le risate lasciano spazio all&#8217;addio silenzioso di Calvero alla ballerina, proprio nel momento in cui si sarebbe potuto festeggiare.</p>
<p>Intenso. Umano. Lirico.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/lucidellaribalta3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1677" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/lucidellaribalta3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Per tutto ciò amo questa pellicola, dove ho trovato anche uno degli schetch più divertenti mai visti prima; ho riso come una bambina, senza freni né inibizioni. In una parola: mi sono scompisciata.</p>
<p>Chaplin e Keaton sullo stesso palco hanno creato il mix perfetto tra comicità e talento musicale.</p>
<p>Difficilmente riesce di divertirmi così ad uno spettacolo (teatrale o cinematografico che sia) ed è sorprendente quanto artisti così lontani da noi per mentalità ed epoca possano suscitare emozioni tanto forti.</p>
<p>Charlie Chaplin è la miglior medicina contro la noia: assumere ogni otto ore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Re-visioni: Lourdes di Jessica Hausner</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/10/re-visioni-lourdes-di-jessica-hausner/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
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Dio esiste? e se è buono dov&#8217;è  il male?
Un miracolo può accadere? e in cosa un fedele può meritarlo meglio di un altro? Dio preferisce, sceglie?
Un interrogativo, spogliato della parola di retaggio filosofico, privato del ragionamento, della contestualizzazione, non può che spaventare o virare nel ridicolo; e a deciderlo non può che essere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/locandina_del_film_Lourdes-01.jpg"><img src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/locandina_del_film_Lourdes-01-212x300.jpg" alt="" title="locandina_del_film_Lourdes---01" width="212" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-1667" /></a><br />
Dio esiste? e se è buono dov&#8217;è  il male?<br />
Un miracolo può accadere? e in cosa un fedele può meritarlo meglio di un altro? Dio preferisce, sceglie?</p>
<p>Un interrogativo, spogliato della parola di r<strong>etaggio filosofico</strong>, privato del ragionamento, della contestualizzazione, non può che spaventare o virare nel ridicolo; e a deciderlo non può che essere la sensibilità di ogni spettatore, il suo vissuto personale, unico vero crinale decisionale.</p>
<p>Ed è questo il motivo che ha portato il film di <strong>Jessica Hausner</strong> ad essere premiato tanto dal mondo laicista ( l&#8217;UAAR ) che da quello cattolico. Il suo film è come un interrogativo : in perfetto equilibrio. Ogni spettatore deciderà se vedere il respiro di Dio, o solo l&#8217;insopportabile silenzio del ridicolo; ognuno  è portato a dare la sua risposta.</p>
<p>L&#8217;immagine si riempie del significato che riusciamo a dare, come di fronte ad un quadro di memoria caravaggesca, se vedere una prostituta affogata nel tevere o la beata vergine spetterà solo a noi.</p>
<p>Il miracolo avviene, nel silenzio totale, senza risposta, senza tempo. Durerà? sarà stato il caso? la guarigione è miracolo o figlia della volontà umana? </p>
<p>La pellicola è talmente <strong>oggettivante</strong> che ognuno saprà dare le proprie risposte, senza sapere quali siano quelle della regista ( non che importi), e questo è quanto di meglio si possa chiedere da un film che si interroga sul tema religioso&#8230;.</p>
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		<title>Re-visioni: Shutter Island di Martin Scorsese</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 23:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sofia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Non si può raccontare Shutter Island: chiunque ci provi, a mio avviso, commette un delitto. Non ho intenzione di riassumere questo film, se siete interessati vi consiglio di correre a vederlo. Il prezzo del biglietto vale sicuramente un viaggio verso un’isola da brivido, “L’isola della paura”.
L’ennesima fatica, l’ennesima prova del fatto che “la classe non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/shutter_island_01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1572" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/shutter_island_01-300x157.jpg" alt="" width="300" height="157" /></a> Non si può raccontare <a href="http://www.shutterisland.com/#/home">Shutter Island</a>: chiunque ci provi, a mio avviso, commette un delitto. Non ho intenzione di riassumere questo film, se siete interessati vi consiglio di correre a vederlo. Il prezzo del biglietto vale sicuramente un viaggio verso un’isola da brivido, “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shutter_Island">L’isola della paura</a>”.</p>
<p>L’ennesima fatica, l’ennesima prova del fatto che “la classe non è acqua” ed ancora una volta ci riescono! Ancora volta insieme per dare allo spettatore ciò che cerca: una storia che lo tenga incollato alla poltrona dall’inizio alla fine e, che successo! <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Scorsese">Scorsese</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_DiCaprio">Di Caprio</a> (la sua “musa”?) danno forma ad una delle storie più affascinanti della letteratura mondiale in cui follia, paranoia e dolore si fondono e procedono a braccetto in un “noir”dai risvolti imprevedibili (e ricordiamoci che dalla penna dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dennis_Lehane">autore</a> de “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27isola_della_paura_(romanzo)">L’isola della paura</a>” è uscito un altro grande capolavoro, “<a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=34451">Mystic river</a>”, diretto questa volta da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clint_Eastwood">Clint Eastwood</a>, un regista che, secondo me, non ha nulla da invidiare a Scorsese !) .</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/shutter_island_03.jpg"><img class="size-full wp-image-1575 alignleft" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/shutter_island_03.jpg" alt="" width="239" height="100" /></a>Lontani dal genere a cui sono solitamente abituati (Scorsese abbandona le luci fluorescenti degli anni ’80 e la Boston dei Dropkick Murphys) riescono entrambi a dare prova della loro magistrale bravura. Si reinventano come solo pochi (grandi!) sanno fare.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/shutter_island_05.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1577" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/shutter_island_05-300x276.jpg" alt="" width="240" height="221" /></a>Un cast eccezionale: al fianco di Di Caprio troviamo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Ruffalo">Mark Ruffalo</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ben_Kingsley">Sir Ben Kingsley</a> (ve la ricordate la sua straordinaria interpretazione in “Lucky number Slevin”?) ognuno a rivestire un ruolo complesso, di grande spessore, che potrebbe facilmente scadere nel banale, nel tipico clichè, ma invece riesce sempre e comunque a sconvolgere, a lasciare con quell’ansia che chiude la bocca dello stomaco con una morsa gelida.</p>
<p> Con un abile uso del flash back e rapidi cambi di prospettiva (ogni volta sembra di aver colto il punto ed invece..“bam”! Ecco che tutto si stravolge!) Scorsese costruisce un film in cui distingure tra sogno e realtà diventa difficile, talvolta impossibile: lo spettatore si muove in un mondo in cui psicosi e realtà si fondono, incubo e allucinazione irretiscono e annebbiano i sensi. Come un prestigiatore che costringe l’ignaro volonatrio a seguire i suoi abili giochi di mano, il “maestro” ci costringe a seguire la sua verità o, per meglio dire, quella che lui vuol farci credere come tale. Veniamo ripetutamente ingannati e ciò che pare tangibile e sfiorabile con mano non è altro che nebbia, frutto di una mente debole che, alla fine, non può però far altro che raccontare la verità. “La legge del 4. Chi è il 67esimo?”</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/shutter_island_04.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1578" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/shutter_island_04-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a>Un viaggio onirico ed oscuro non solo per la tematica affrontata, ma anche per la colonna sonora scelta che, a modo suo, diventa colonna portante (delle volte sembra di sentire nell’urlo del vento quella terribile sirena del traghetto che, all’inzio del film, ci ha abbandonato sull’isola, e che sappiamo essere la sola via per il “mondo reale”, per la salvezza) e l’ambientazione: inquadrature mozzafiato di cieli plumei e di una fortezza a picco sul mare furioso che ne lambisce le coste acuminate. Più che un thriller, più che un poliziesco, credo che l’ultima opera di Scorsese non possa rientrare in una specifica categoria ma, a dirla tutta, non mi interessa nemmeno riuscire a catalogarla!</p>
<p>138 minuti di enigmi, paure e ansia che si concludono con una sequenza in cui si condensa tutta l’essenza del film:  “E&#8217; <em>meglio una vita da mostro</em> o una morte da uomo per bene?”</p>
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		<title>Re-visioni:24 Hour Party People</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 23:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
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Nel film di Micheal Winterbottom la sacralità di quei mitici anni &#8216;70/&#8217;80 non si capisce se venga smontata o semplicemente raccontata da una prospettiva diversa, non lo so, a me pare che il tutto sia raccontato sullo stile della solita commedia americana dall&#8217;umorismo facile (stile American Pie, per intenderci).
Il protagonista è Tony Wilson, santone di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/Users/GIULIA%7E1/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-2.png" alt="" /></p>
<p><img src="/Users/GIULIA%7E1/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-3.png" alt="" /><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/F_24_hour_party_people_cover.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1524" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/F_24_hour_party_people_cover-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p>Nel film di Micheal Winterbottom la sacralità di quei mitici anni &#8216;70/&#8217;80 non si capisce se venga smontata o semplicemente raccontata da una prospettiva diversa, non lo so, a me pare che il tutto sia raccontato sullo stile della solita commedia americana dall&#8217;umorismo facile (stile American Pie, per intenderci).</p>
<p>Il protagonista è Tony Wilson, santone di quegli anni, grazie al quale i migliori gruppi alternativi della scena punk, new wave, indie di Manchester hanno iniziato a suonare in televisione. Stiamo parlando dei Joy Division (e tutte le loro future evoluzioni), Happy Mondays, Sex Pistols, Siouxsie And The Banshees, The Jam, A Certain Ratio, The Stranglers e The Clash, giusto per citare qualche gruppo. Ecco, il film racconta di come queste diverse band si siano ritrovate tutte all&#8217;interno della Factory, fondata dal nostro Tony e abbiano inziato a riscontrare successo nella scena underground inglese.</p>
<p>Nel complesso la storia è raccontata in modo originale, il protagonista è il narratore stesso della storia e parla direttamente al pubblico; la Manchester festaiola e ribelle è di sfondo al continuo susseguirsi delle comparse delle molteplici band, creando una specie di minestrone, dove vengono aggiunti tanti ingredienti, ma di fatto il risultato è un po&#8217; scarso e poco appagante. Si aprono tante parentesi musicali, ma se ne chiudono ben poche, per non parlare del modo eccessivamente parodistico con cui vengono presentati i personaggi.</p>
<p>Sicuramente il punto di vista da cui si vogliono vedere quei mitici anni è quello del mecenate musicale che vuole far soldi, diventare un personaggio e scoprire qualcosa di veramente innovativo, però trattare così &#8220;bonariamente&#8221; un periodo non solo musicalmente, ma anche socialmente rivoluzionario non convince molto. Sono perplessa, forse la mia devozione verso gli anni &#8216;80 è troppo smisurata.</p>
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		<title>Re-visioni: Persepolis di Marjane Satrapi</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 23:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cosima</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
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Persepolis è un fumetto autobiografico diviso in quattro volumi, creato dalla disegnatrice iraniana Marjane Satrapi (Rasht, Iran, 1969). Pubblicato per la prima volta in Italia da &#8220;Lizard Edizioni&#8221; tra il 2002 e il 2003, ottenne un enorme successo, tanto che venne ristampato sia dalla &#8220;Sperling&#38;Kupfer&#8221; (nel 2003 in nuova edizione divisa in due tomi), sia dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/persepolis.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1544" title="persepolis" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/persepolis-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" /></a></p>
<p><em>Persepolis</em> è un fumetto autobiografico diviso in quattro volumi, creato dalla disegnatrice iraniana Marjane Satrapi (Rasht, Iran, 1969). Pubblicato per la prima volta in Italia da &#8220;Lizard Edizioni&#8221; tra il 2002 e il 2003, ottenne un enorme successo, tanto che venne ristampato sia dalla &#8220;Sperling&amp;Kupfer&#8221; (nel 2003 in nuova edizione divisa in due tomi), sia dal &#8220;Gruppo Editoriale L&#8217;Espresso&#8221; (nel 2005 entra a far parte dei &#8220;Classici del Fumetto-Serie Oro&#8221;).</p>
<p>Marjane nasce nel 1969 in un Iran ormai stremato dal dominio dello <em>shah</em> (il re di Persia) e dal colonialismo europeo. Cresce in una famiglia di mentalità aperta e progressista. Iscritta alla scuola francese fino alla chiusura forzata nel 1979, anno della &#8220;Rivoluzione Khomeinista&#8221; e della destituzione dello <em>shah,</em> nel quale fu instaurato l&#8217;attuale regime teocratico che vede a capo della &#8220;Repubblica Islamica d&#8217;Iran&#8221; il clan degli <em>ayatollah </em>(gruppo formato dagli esponenti più importanti del clero musulmano-sciita).</p>
<p>La situazione sempre più critica del paese dopo lo scoppio della guerra contro l&#8217;Iraq per l&#8217;egemonia del Golfo Persico. Nel 1983 i genitori decisero di mandare la piccola Marjane in Europa. Si ritrovò da sola, a Vienna, totalmente spaesata, alle prese con una cultura assai bizzara e persone poco sensibili ai suoi racconti. Trascorre l&#8217;adolescenza nella capitale europea, ricca di svaghi e di personaggi stravaganti. Successivamente decide di iscriversi all&#8217;università e di far ritorno in madrepatria, si sposa, ma a venticinque anni divorzia, si trasferisce in Francia, dove tutt&#8217;ora vive e lavora.</p>
<p><em>&#8220;Persepolis&#8221; è nato come fumetto per gli occidentali: ci sono moltissime spiegazioni sulla vita quotidiana che sono superflue per un lettore iraniano. </em>-Marjane Satrapi-”.</p>
<p>Le immagini sono semplici, pure, i tratti decisi, mai sfumati&#8230; Il racconto appare fin da subito appassionante, la narrazione fluida e realista dell&#8217;autrice riesce a privare alcuni eventi storici della loro drammaticità. Tutto viene visto e filtrato attraverso lo sguardo disarmante di una bambina che si ritrova a condividere il quotidiano con soldati, <em>pasdaran</em> (poliziotti incaricati alla salvaguardia della rivoluzione), maestre di scuola trasformate in arpie nel nome del fanatismo religioso, <em>hijab</em> (detto anche <em>shal</em>, copricapo di media lunghezza, più corto del <em>chador</em>, usato dalle donne musulmane per coprire capelli e a volte parte del volto, non obbligatorio prima della rivoluzione)&#8230;  L&#8217;orrore della guerra (Iran/Iraq), la paura della morte, il disprezzo nei confronti di un&#8217;umanità ormai abituata a tutto. La non curanza dell&#8217;Occidente verso questioni assai lontane (tema tutt&#8217;ora di attualità).</p>
<p><em>Persepolis </em>è più di un normale fumetto&#8230; Marjane Satrapi è un punto di riferimento per tutte quelle donne iraniane che stanno lottando per la libertà d&#8217;espressione. E&#8217; un esempio raro ma valido, dimostrazione sempreverde che l&#8217;Iran non è un paese abitato solamente da estremisti islamici invocanti la <em>jihad </em>(guerra santa). E&#8217; un paese vivo, che non vuole più esser represso con la forza e col terrore, stanco dei giochi di potere di Ahmadinejad e di chi lo governa.  Infatti &#8221; &#8230;<em>è necessario intraprendere la lettura con curiosità e apertura mentale, verso un prodotto così atipico nel panorama fumettistico attuale, ma senza dubbio di grande aiuto per comprendere al meglio alcune dinamiche politiche moderne troppo spesso distorte o incomprese</em>.&#8221; (Martina Galea-<a href="http://www.ubcfumetti.com">www.ubcfumetti.com</a>).</p>
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