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	<title>DMZ-ine &#187; Featured</title>
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		<title>Re-visioni: Ferro 3-la casa vuota di Kim Ki-duk</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/23/re-visioni-ferro-3-la-casa-vuota-di-kim-ki-duk/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 09:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
Tae-suk è un ragazzo senza casa che con un intelligente stratagemma individua appartamenti temporaneamente liberi e li abita, proprio come se fossero sua proprietà. Non sporca, non distrugge, non ruba; piuttosto talvolta aiuta, facendo il bucato, spolverando o lavando le finestre.
Unico ricordo delle notti in casa altrui: un autoscatto con i ritratti dei prorietari.

In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3df6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1844" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3df6.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>Tae-suk </strong></em>è un ragazzo senza casa che con un intelligente stratagemma individua appartamenti temporaneamente liberi e li abita, proprio come se fossero sua proprietà. Non sporca, non distrugge, non ruba; piuttosto talvolta aiuta, facendo il bucato, spolverando o lavando le finestre.</p>
<p>Unico ricordo delle notti in casa altrui: un autoscatto con i ritratti dei prorietari.<br />
<a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/tk-a-picture.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1845" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/tk-a-picture-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
In uno dei suoi vagabondaggi incontra <em><strong>Sun-hwa</strong></em>, dolce e arrendevole casalinga maltrattata dal marito che senza esitazione lo segue per fuggire dall&#8217;incubo che sta vivendo.</p>
<p>Così, tra allenamenti di golf in città (di cui Tae-suk è appassionato) e lo zigzagare di casa in casa, i due ragazzi si innamorano.</p>
<p>Inutile dire che il marito di Sun-hwa non si arrende alla scomparsa della tenera mogliettina. Tramite la mafia riesce a rintracciarla e dare una lezione al vagabondo. Il legame tra i ragazzi però resta saldo e Tae-suk rimane sempre vicino a Sun-hwa, nascosto alle spalle del marito aguzzino.</p>
<p>Impressionante, nella visione di questo film, è quanto le immagini possano essere forti più dei dialoghi.</p>
<p>I ragazzi sono silenziosi, si capiscono perloppiù dagli intensi sguardi che, poco a poco, li avvicinano fino a renderli fmiliari l&#8217;uno all&#8217;altra. Tra loro esiste un&#8217;intesa che trascende la conoscenza abituale tra due persone. Si conoscono già da prima.</p>
<p>Sicuramente è già capitato a tutti noi di sentirsi vicini a qualcuno da subito. In questo film si PERCEPISCE questa vicinanza; ed è stupefacente.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3piedi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1846" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/ferro3piedi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Esiste anche molta comprensione dei bisogni altrui e una ricca dose di pietà in questo lungometraggio. Vi commuoverà la scena in cui i ragazzi trovano un cadavere in casa e provvedono alla giusta sepoltura, vi stupirà vederli pesare assieme 0 kg!</p>
<p>Ma certamente aspetterete il finale per assistestere ad una delle scene d&#8217;amore più sorprendenti degli ultimi cento anni.</p>
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		<title>Re-visioni:Chiara Balza</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 09:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
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		<description><![CDATA[
La fotografia di Chiara Balza parla di piccoli particolari e di piccoli frammenti di realtà, cattura quei dettagli che sfuggono all&#8217;osservatore disattento, ma non si tratta solo di fortuna. Il soggetto è intimizzato, viene raccontanto con calore e in modo soggettivo. Si tratta di immagini ricche di forza espressiva e portatrici di una precisa emozione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/chiara_balza_pic.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1818" title="chiara_balza_pic" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/chiara_balza_pic-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a><br />
La fotografia di Chiara Balza parla di piccoli particolari e di piccoli frammenti di realtà, cattura quei dettagli che sfuggono all&#8217;osservatore disattento, ma non si tratta solo di fortuna. Il soggetto è intimizzato, viene raccontanto con calore e in modo soggettivo. Si tratta di immagini ricche di forza espressiva e portatrici di una precisa emozione o sensanzione da trasmettere all&#8217;osservatore.</p>
<p>I colori sono ovattati, le linee sinuose e poco definite, la luce è diffusa e l&#8217;atmosfera è opaca,con  pochissimi giochi di luce e ombra, leggere sfuocature, creando un equilibrio dinamico  tra i vari elementi compositivi all&#8217;interno dell&#8217;immagine. Tutto è teso a incorniciare il soggetto. Una fotografia molto semplice, ma sentimentale, poco artificiosa&#8230;reale.</p>
<p>L&#8217;artista gioca con la composizione delle immagini, crea intrecci di linee, di colori, costruendo contrasti di forme geometriche, che riempiono completamente l&#8217;immagine, il risultato è quasi un&#8217;astrazione, dove l&#8217;osservatore impiega qualche secondo per focalizzare i vari elementi.</p>
<p>Le fotografie dell&#8217;artista, sono immagini che parlano da sè, sono piccoli momenti immortalati e solo gustandoli in ogni minimo particolare si può capirne il loro significato. Quella di Chiara Balza è una fotografia che merita un tempo di osservazione lungo, quasi meditato, che incredibilmente ci fa entrare in una dimensione pacificata, in apparente contrasto con il mondo urbano che viene immortalato.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/unoundici/">http://www.flickr.com/photos/unoundici/</a></p>
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		<title>Sottoterra: My Silver Booster ovvero a Monza circola argento su due ruote..</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 23:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Da qualche decennio la corrente elettrica è giunta pure in provincia. Di conseguenza anche l’elettronica. Butta i tuoi occhiali da 3D, indossa un casco che abbia come opzione una “virtualità parallela”, accendi il tuo ciclomotore aerospaziale: it’s “My Silver Booster”.
I MSB nascono a Monza nel 2006, con un intento e un’impostazione elettronica e ambient. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Mysilverbooster-Bunker.jpg"><img src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Mysilverbooster-Bunker-300x299.jpg" alt="" title="Mysilverbooster- Bunker" width="300" height="299" class="aligncenter size-medium wp-image-1808" /></a><br />
Da qualche decennio la corrente elettrica è giunta pure in provincia. Di conseguenza anche l’elettronica. Butta i tuoi occhiali da 3D, indossa un casco che abbia come opzione una “virtualità parallela”, accendi il tuo ciclomotore aerospaziale: it’s “<a href="http://www.myspace.com/mysilverbooster">My Silver Booster</a>”.</p>
<p>I MSB nascono a Monza nel 2006, con un intento e un’impostazione elettronica e ambient. Un grande esempio di venalità e frequenze sperimentali, un complesso di suggestioni e di un’eco ricercata.</p>
<p>Quattro anni, tre produzioni fondamentali.</p>
<p>“Pani e Paranoie”, anno 2007, un equilibrio perfetto tra il commestibile e l’ansiolitico. Suoni che passano con una disinvoltura pioneristica tra impalpabili rotondità e sfumature glaciali, giochi e gare tra qualificazioni foniche cupe e decise. Un viaggio nottetempo, che inizia con una “Ninna Nanna”, prosegue tra sonniferi e spuntini di mezzanotte, incubi popolati da “Topi”: “Il Risveglio” è epico.</p>
<p>Segue un anno, segue “Ambient Punk” che sancisce la potenzialità del gruppo, con l’aggiunta di una chitarra virtuosa, scenica, quasi prepotente, una figlia bastarda dei Kraftwerk degli inizi, quelli dimenticati. Tracce con una rinata musicalità, ma incredibilmente in linea con l’esperienza precendente. Sottofondi che s’atteggiano in gloriosi primipiani, follie di effetti e inserimenti digitali che s’accalcano in un inesistente e spettacolare, imprevedibile rigore; una sensibilità allo sperimentalismo ambient coinvolta e partecipe. Brividi.</p>
<p>Temendo l’arrivo degli anni ’00, nel 2009 i My Silver si sono rifugiati in un loro “Bunker”, angusto, composto solo di pochi pezzi, “Taci”, “Ciao”…Poche sillabe, che però dicono tanto.</p>
<p>I tre battono nuove strade, che seguono lo stesso percorso, e s’affiancano al gruppo. Due progetti solisti, uno di Alessandro (il chitarrista, molto eclettico) con i “<a href="www.myspace.com/duesamoani">Due Samoiani</a>”, e l’altro del più riflessivo Riccardo con il suo “<a href="www.myspace.com/77001">§</a>”, che forniscono con personalità e intraprendenza sempre nuove risposte agli assetati di campionatori.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/mysilverbooster">www.myspace.com/mysilverbooster</a></p>
<p><a href="http://www.myspace.com/duesamoani">www.myspace.com/duesamoani</a></p>
<p><a href="http://www.myspace.com/77001">www.myspace.com/77001</a></p>
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		<title>Assaggi: Festa Mobile di Ernest Hemingway</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/12/assaggi-festa-mobile-di-ernest-hemingway/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 23:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sono concesso il lusso di leggere &#8220;Festa mobile&#8221; direttamente nel ventre di Parigi. Non ho percorso  le sue strade sulle orme di Hemingway, al contrario, mi sono fatto accompagnare per mano. Con lui l&#8217;ho respirata, assaporata nei piatti dei bistrò, ne ho sentito i profumi invitanti ad ogni angolo della strada; l&#8217;ho gustata nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/5569_106837204625_35134094625_1999756_4972277_n1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1721" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/5569_106837204625_35134094625_1999756_4972277_n1.jpg" alt="" width="175" height="299" /></a>Mi sono concesso il lusso di leggere &#8220;Festa mobile&#8221; direttamente nel ventre di Parigi. Non ho percorso  le sue strade sulle orme di Hemingway, al contrario, mi sono fatto accompagnare per mano. Con lui l&#8217;ho respirata, assaporata nei piatti dei bistrò, ne ho sentito i profumi invitanti ad ogni angolo della strada; l&#8217;ho gustata nel vino e nei caffé cremé.</p>
<p>Hemingway è figlio della Parigi anni &#8216;20 e dei suoi eroi intellettuali. Parigi lo ha accolto, aspirante ed inesperto scrittore, ne ha forgiato l&#8217; animo nella disciplina della povertà. Ha creato il suo stile e visto nascere la sua poetica. Lo ha lasciato dopo pochi anni immenso ed affermato e mai più felice.<br />
Le strette vie del Quartiere Latino sono la perfetta trasposizione spaziale della sua indigenza e i caffé di Montparnasse la condizione esistenziale per osservare il mondo e la vita. Culla di speranze, sogni ed illusioni che presto svaniranno con l&#8217;allontanarsi dalla città.</p>
<p>Le evocazioni mirabili della vitalità e della giovinezza ormai lontana sono perennemente in bilico tra ironia, disillusione. Una malinconica nostalgia figlia di un&#8217; Hemingway, incapace di rapportarsi con un passato quanto mai lontano dalla decadenza della vecchiaia. Il successo ha solo corrotto la purezza di allora, sfuggita una volta per non tornare mai più.</p>
<p>Le scuse alla moglie Hadley fedele compagna di quegli anni per aver distrutto con la sua superficialità quell&#8217;idillio sono doverose, necessarie ed urgenti. In fondo, forse, nient&#8217;altro che un commovente ultimo addio al grande amore sincero e mai dimenticato. E&#8217; chiudendo il libro che ti rendi davvero conto che Parigi non è un luogo, non è una raccolta di ricordi, ma una parte pulsante di te, del tuo sentire e della tua storia. Anche se non ci hai mai messo piede.</p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile.&#8221;<br />
</em>Ernest Hamingway a un amico</p>
<p style="text-align: left;"><em> </em></p>
<p>PS Ringrazio affettuosamente la persona cara che mi ha donato questo piccolo grande tesoro.</p>
<p>Consiglio spassionatamente di portarlo con voi se doveste mai soggiornare in quella città che tra queste pagine è l&#8217;indiscussa protagonista.</p>
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		<title>Sottoterra: Rock da &#8220;Cani&#8221; &#8211; The Doggs</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/11/sottoterra-rock-da-cani-the-doggs/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 23:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basta con inutili abluzioni presso l&#8217;Hudson, asciugati i piedi dal Tamigi e se pensi di recarti dritto dritto ai Navigli, pensaci due volte. Però, già che ci sei, tanto vale rimanere in quel di Milano. Il garage non è solo condominiale, è anche musica da scantinato. La madonnina sarà anche poco groupie, ma la scena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/l_af7e96e579ec4780ab86e52be92a83cb.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1717" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/l_af7e96e579ec4780ab86e52be92a83cb-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a>Basta con inutili abluzioni presso l&#8217;Hudson, asciugati i piedi dal Tamigi e se pensi di recarti dritto dritto ai Navigli, pensaci due volte. Però, già che ci sei, tanto vale rimanere in quel di Milano. Il garage non è solo condominiale, è anche musica da scantinato. La madonnina sarà anche poco groupie, ma la scena di rivisitazione punk è più viva che mai. </p>
<p>Se sei fortunato, potrai sentire gente che suona &#8220;da cani&#8221;.<br />
E non fu mai proferito complimento più lodevole.</p>
<p> I membri dei &#8220;The Doggs&#8221; evadono ciascuno dal proprio canile per ritrovarsi nel gennaio 2009, e con un primaveril sentimento lanciano il loro primo LP nell&#8217;aprile dello stesso anno. Un rigurgito sanato del vero garage, quello di inizio anni &#8216;70, graffiante, che nella foga ti sfregia anche la faccia. Un sassofono s&#8217;impone nelle canzoni (ed è impossibile non pensare al genio di MacKay), ottima batteria, la voce ricorda molto quella scanzonata e sui generis della stessa Iguana&#8230;</p>
<p>Ma qui non si parla del re dei rettili, un applauso al randagio capobranco! Su, cucciolo, leccati pure le ferite, e &#8220;Kiss my Blood&#8221;. Evita il pianterreno, raggiungi &#8220;<a href="http://www.myspace.com/thedoggs69">The Doggs</a>&#8221; nel seminterrato. <a href="http://www.myspace.com/thedoggs69">http://www.myspace.com/thedoggs69</a></p>
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		<title>Re-visioni: Lourdes di Jessica Hausner</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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Dio esiste? e se è buono dov&#8217;è  il male?
Un miracolo può accadere? e in cosa un fedele può meritarlo meglio di un altro? Dio preferisce, sceglie?
Un interrogativo, spogliato della parola di retaggio filosofico, privato del ragionamento, della contestualizzazione, non può che spaventare o virare nel ridicolo; e a deciderlo non può che essere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/locandina_del_film_Lourdes-01.jpg"><img src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/locandina_del_film_Lourdes-01-212x300.jpg" alt="" title="locandina_del_film_Lourdes---01" width="212" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-1667" /></a><br />
Dio esiste? e se è buono dov&#8217;è  il male?<br />
Un miracolo può accadere? e in cosa un fedele può meritarlo meglio di un altro? Dio preferisce, sceglie?</p>
<p>Un interrogativo, spogliato della parola di r<strong>etaggio filosofico</strong>, privato del ragionamento, della contestualizzazione, non può che spaventare o virare nel ridicolo; e a deciderlo non può che essere la sensibilità di ogni spettatore, il suo vissuto personale, unico vero crinale decisionale.</p>
<p>Ed è questo il motivo che ha portato il film di <strong>Jessica Hausner</strong> ad essere premiato tanto dal mondo laicista ( l&#8217;UAAR ) che da quello cattolico. Il suo film è come un interrogativo : in perfetto equilibrio. Ogni spettatore deciderà se vedere il respiro di Dio, o solo l&#8217;insopportabile silenzio del ridicolo; ognuno  è portato a dare la sua risposta.</p>
<p>L&#8217;immagine si riempie del significato che riusciamo a dare, come di fronte ad un quadro di memoria caravaggesca, se vedere una prostituta affogata nel tevere o la beata vergine spetterà solo a noi.</p>
<p>Il miracolo avviene, nel silenzio totale, senza risposta, senza tempo. Durerà? sarà stato il caso? la guarigione è miracolo o figlia della volontà umana? </p>
<p>La pellicola è talmente <strong>oggettivante</strong> che ognuno saprà dare le proprie risposte, senza sapere quali siano quelle della regista ( non che importi), e questo è quanto di meglio si possa chiedere da un film che si interroga sul tema religioso&#8230;.</p>
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		<title>Re-visioni: Persepolis di Marjane Satrapi</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 23:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cosima</dc:creator>
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Persepolis è un fumetto autobiografico diviso in quattro volumi, creato dalla disegnatrice iraniana Marjane Satrapi (Rasht, Iran, 1969). Pubblicato per la prima volta in Italia da &#8220;Lizard Edizioni&#8221; tra il 2002 e il 2003, ottenne un enorme successo, tanto che venne ristampato sia dalla &#8220;Sperling&#38;Kupfer&#8221; (nel 2003 in nuova edizione divisa in due tomi), sia dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/persepolis.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1544" title="persepolis" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/persepolis-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" /></a></p>
<p><em>Persepolis</em> è un fumetto autobiografico diviso in quattro volumi, creato dalla disegnatrice iraniana Marjane Satrapi (Rasht, Iran, 1969). Pubblicato per la prima volta in Italia da &#8220;Lizard Edizioni&#8221; tra il 2002 e il 2003, ottenne un enorme successo, tanto che venne ristampato sia dalla &#8220;Sperling&amp;Kupfer&#8221; (nel 2003 in nuova edizione divisa in due tomi), sia dal &#8220;Gruppo Editoriale L&#8217;Espresso&#8221; (nel 2005 entra a far parte dei &#8220;Classici del Fumetto-Serie Oro&#8221;).</p>
<p>Marjane nasce nel 1969 in un Iran ormai stremato dal dominio dello <em>shah</em> (il re di Persia) e dal colonialismo europeo. Cresce in una famiglia di mentalità aperta e progressista. Iscritta alla scuola francese fino alla chiusura forzata nel 1979, anno della &#8220;Rivoluzione Khomeinista&#8221; e della destituzione dello <em>shah,</em> nel quale fu instaurato l&#8217;attuale regime teocratico che vede a capo della &#8220;Repubblica Islamica d&#8217;Iran&#8221; il clan degli <em>ayatollah </em>(gruppo formato dagli esponenti più importanti del clero musulmano-sciita).</p>
<p>La situazione sempre più critica del paese dopo lo scoppio della guerra contro l&#8217;Iraq per l&#8217;egemonia del Golfo Persico. Nel 1983 i genitori decisero di mandare la piccola Marjane in Europa. Si ritrovò da sola, a Vienna, totalmente spaesata, alle prese con una cultura assai bizzara e persone poco sensibili ai suoi racconti. Trascorre l&#8217;adolescenza nella capitale europea, ricca di svaghi e di personaggi stravaganti. Successivamente decide di iscriversi all&#8217;università e di far ritorno in madrepatria, si sposa, ma a venticinque anni divorzia, si trasferisce in Francia, dove tutt&#8217;ora vive e lavora.</p>
<p><em>&#8220;Persepolis&#8221; è nato come fumetto per gli occidentali: ci sono moltissime spiegazioni sulla vita quotidiana che sono superflue per un lettore iraniano. </em>-Marjane Satrapi-”.</p>
<p>Le immagini sono semplici, pure, i tratti decisi, mai sfumati&#8230; Il racconto appare fin da subito appassionante, la narrazione fluida e realista dell&#8217;autrice riesce a privare alcuni eventi storici della loro drammaticità. Tutto viene visto e filtrato attraverso lo sguardo disarmante di una bambina che si ritrova a condividere il quotidiano con soldati, <em>pasdaran</em> (poliziotti incaricati alla salvaguardia della rivoluzione), maestre di scuola trasformate in arpie nel nome del fanatismo religioso, <em>hijab</em> (detto anche <em>shal</em>, copricapo di media lunghezza, più corto del <em>chador</em>, usato dalle donne musulmane per coprire capelli e a volte parte del volto, non obbligatorio prima della rivoluzione)&#8230;  L&#8217;orrore della guerra (Iran/Iraq), la paura della morte, il disprezzo nei confronti di un&#8217;umanità ormai abituata a tutto. La non curanza dell&#8217;Occidente verso questioni assai lontane (tema tutt&#8217;ora di attualità).</p>
<p><em>Persepolis </em>è più di un normale fumetto&#8230; Marjane Satrapi è un punto di riferimento per tutte quelle donne iraniane che stanno lottando per la libertà d&#8217;espressione. E&#8217; un esempio raro ma valido, dimostrazione sempreverde che l&#8217;Iran non è un paese abitato solamente da estremisti islamici invocanti la <em>jihad </em>(guerra santa). E&#8217; un paese vivo, che non vuole più esser represso con la forza e col terrore, stanco dei giochi di potere di Ahmadinejad e di chi lo governa.  Infatti &#8221; &#8230;<em>è necessario intraprendere la lettura con curiosità e apertura mentale, verso un prodotto così atipico nel panorama fumettistico attuale, ma senza dubbio di grande aiuto per comprendere al meglio alcune dinamiche politiche moderne troppo spesso distorte o incomprese</em>.&#8221; (Martina Galea-<a href="http://www.ubcfumetti.com">www.ubcfumetti.com</a>).</p>
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		<title>Assaggi: Vagabonda nel Turkestan di Ella Maillart</title>
		<link>http://www.dmzine.it/2010/03/04/assaggi-vagabonda-nel-turkestan-di-ella-maillart/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Assaggi]]></category>
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Ultimamente mi sono perso in Asia Centrale con Ella Maillart e credo che in futuro mi capiterà nuovamente di viaggiare con lei. Il mio primo libro di viaggio scritto da una donna mi ha lasciato con la bocca aperta. E non sono di certo l&#8217;unico visto i numerosi altri viaggiatori che si sono messi sulle [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/88706361271.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1505" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/88706361271.jpg" alt="" width="130" height="200" /></a>Ultimamente mi sono perso in Asia Centrale con Ella Maillart e credo che in futuro mi capiterà nuovamente di viaggiare con lei. Il mio primo libro di viaggio scritto da una donna mi ha lasciato con la bocca aperta. E non sono di certo l&#8217;unico visto i numerosi altri viaggiatori che si sono messi sulle sue tracce. Sarà che questa donna, oltre a possedere una <a href="http://www.ellamaillart.ch/bio_en.php">biografia</a> davvero singolare, ha un coraggio inquantificabile, una libertà d&#8217;animo e uno spirito di iniziativa che lascia attoniti.</p>
<p>Ed è proprio quella necessità di scoprire di persona a portarla sola, nel 1932 ad attraversare le repubbliche sovietiche dell&#8217;Asia Centrale, vagabonda in un Turkestan che porta sulla pelle i segni delle conquiste comuniste non ancora concluse, e che è testimone delle rivolte e del brigantaggio mussulmano dei &#8220;basmaci&#8221;. Tashkent, Bukhara, Khiva e mille oasi sperdute e perdute fino al mare d&#8217;Aral e indietro fino all&#8217;odierno Kazakhstan.</p>
<p>Chi frequenta o ha frequentato i lidi della letteratura di viaggio, o anche chi non lo ha mai fatto, troverà una narrazione particolare, molto asciutta, schietta, senza grandi aperture o digressioni storiche o politiche. La prosa di Ella Maillart non ha infatti il respiro di Terzani o l&#8217;occhio scientifico di Maraini. Si avvicina piuttosto alla semplicità di un diario o di una cronaca dove tuttavia le immagini ti arrivano addosso frammentarie, brevi e veloci, continuamente. Le cose importanti sono elusive, dice lei, e non si può far altro che fallire sempre nel tentativo di descriverle decentemente.</p>
<p>Perché Ella Maillart non è una giornalista, non è una scrittrice (e infatti scrivere non le è mai risultato facile) ma una semplice <a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/photo_41.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1513" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/photo_41-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a><br />
(grande) viaggiatrice. Leggendola ti senti sulla pelle la fatica di un viaggio itinerante, la difficoltà di fare provviste appena possibile ma di non appesantire lo zaino, di montare su un cammello per attraversare un deserto a -30 gradi, lo scoramento di chi ha perso l&#8217;ultimo passaggio per arrivare a destinazione. I furti e i sorrisi; lo stupore per la diversità, di Ella e di un mondo ormai scomparso, i piccoli gesti di chi, nella miseria, è capace di aiutare e donare tutto se stesso.</p>
<p>Ci racconta di un modo di viaggiare scomparso, lontano idealmente secoli, un&#8217;avventura per pochi intrepidi dove la riuscita, o il ritorno, non è mai un fatto scontato. Un libro che appassiona nella sua semplicità, nei suoi scarni dettagli preziosi, quasi da bigino per noi pigri (o sfortunati) che siamo rimasti a casa, viaggiatori solo tra le righe.</p>
<p>La lontananza nello spazio e nel tempo è manifesta e  parole e nomi non tradotti ci permettono di volare lontano con la fantasia e per un istante possiamo anche noi vedere chiaramente gli uomini coi loro <em><em>č</em>ugurma</em> e gustare il sapore delle <em>lipioska</em>. Ricordando che il mondo, nonostante tutto, rimarrà sempre un posto più grande di quello che sembra.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/photo_7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1506" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/photo_7-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>&#8221; Una ragazza indigena, truccata e con una bocca volgare dai denti sporgenti, beve sola in una cajkana. Accovacciate ai suoi piedi alcune venditrici di berretti vengono quasi soffocate dalla folla che si scosta per far passare un teleg. Il macellaio sbraita, preso d&#8217;assalto in mezzo ai suoi pezzi scarlatti di cammello.</p>
<p>Sono tanti quelli che potrebbero ripetere assieme al derviscio che avanza con il suo scodellino di zucca da pellegrino: &#8220;La povertà è la mia gloria&#8221;. [...]</p>
<p>Alcune vecchie tendono una ciotola di legno: hanno palpebre diafane e croste scure agli angoli della bocca: La pioggia cade, ravvivando i colori dei khalat consunti. Ovunque mi appaiono cadaveri ancora in vita che lottano con più o meno forza&#8230; E forse anch&#8217;io lo sono, io che sto immobile a guardarli. Tutto dipende dal &#8220;più&#8221; o dal &#8220;meno&#8221;. &#8221;</p>
</div>
</div>
<div>Il viaggio lungo le oasi e le rotte carovaniere della via della Seta è tradotto ed edito da EDT in <a href="http://www.edt.it/shop/dettaglio.php?isbn=8870636127">questo volume</a> che, tuttavia, raccoglie soltanto la metà del viaggio compiuto dall&#8217;autrice (raccolto nel volume &#8216;Des montes célestes aux sables rouges&#8217; ,  appena acquistato e di prossima lettura) che ha toccato in realtà anche i restanti  stati &#8220;&#8217;stan&#8221;. L&#8217;opera di Ella Maillart è stata tradotta in italiano soltanto parzialmente ma potete trovare una sua bibliografia completa <a href="http://www.ellamaillart.ch/livres_en.php">qui</a>.</div>
<div>Gli scatti sono dell&#8217;autrice.</div>
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		<title>Re-visioni: Nel Paese delle Creature Selvagge</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 23:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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C&#8217;è qualcosa che ci sfugge nel parlare di infanzia, qualcosa di profondo, intimamente connesso con l&#8217;essere  bambini.  La noia di giornate  in solitudine, il rifiuto da parte di chi e&#8217; &#8220;grande&#8221; , il senso di appartenenza distorto verso la famiglia e gli affetti. Tutto si tinge di un assoluto istantaneo in cui un giocattolo può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Nel-Paese-delle-Creature-Selvagge.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1459" title="Nel-Paese-delle-Creature-Selvagge" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/03/Nel-Paese-delle-Creature-Selvagge-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
<p>C&#8217;è qualcosa che ci sfugge nel parlare di <strong>infanzia</strong>, qualcosa di profondo, intimamente connesso con l&#8217;essere  bambini.  La noia di giornate  in <strong>solitudine</strong>, il rifiuto da parte di chi e&#8217; &#8220;grande&#8221; , il senso di appartenenza distorto verso la famiglia e gli affetti. Tutto si tinge di un assoluto istantaneo in cui un giocattolo può diventare f<strong>eticcio-divinità</strong> e i sentimenti sono privi di quell&#8217;appoggio che impedisce, a noi adulti, di mordere, piangere o urlare.</p>
<p><strong>Nel paese delle creature selvagge</strong> ( meglio &#8221; dove sono le cose selvagge [indomate]&#8220;) è frustrazione, incapacità di relazione, immagine statica o dinamicamente vuota, è la continua costruzione di un riparo che poi viene costantemente distrutto ( dall&#8217;igloo paradigmatico di inizio film); è la rappresentazione di un malessere che, crescendo, impariamo a dimenticare.</p>
<p>Nel paese delle creature selvagge cerca di ricreare quel senso profondo, ed esistenziale, di apatia  che porta un bambino a rompere i giocattoli, a tirare i calci ai sassi e a perdere le giornate guardando il cielo, forse è per questo che non piace agli adulti.</p>
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		<title>Re-visioni: Il concerto di Radu Mihaileanu</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 23:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[-> Re-visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksei Guskov]]></category>
		<category><![CDATA[Cajkovskij]]></category>
		<category><![CDATA[concerto per violino e orchestra]]></category>
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		<category><![CDATA[musica classica]]></category>
		<category><![CDATA[op.35 Cajkovskij]]></category>
		<category><![CDATA[Radu Mihaileanu]]></category>

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Portare il palcoscenico sullo schermo può sortire due reazioni contrapposte :  annoiare o affascinare.
Ne &#8220;Il concerto&#8221; di Radu Mihaileanu (2009) l&#8217;armonia tra le suadenti note di Cajkovskij e la vibrante recitazione di Aleksei Guskov e Mélanie Laurent sortiscono sicuramente il secondo effetto.
Andreï Filipov (Aleksei Guskov), famoso direttore d&#8217;orchestra del Bolshoi, è costretto a lasciare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/Il-Concerto-Poster-Italia_mid.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1400" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/Il-Concerto-Poster-Italia_mid-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a></p>
<p>Portare il palcoscenico sullo schermo può sortire due reazioni contrapposte :  annoiare o affascinare.</p>
<p>Ne &#8220;<a href="http://www.film.tv.it/trailer.php/2623/il-concerto/">Il concerto</a>&#8221; di <strong>Radu Mihaileanu</strong> (2009) l&#8217;armonia tra le suadenti note di Cajkovskij e la vibrante recitazione di <em>Aleksei</em><em> Guskov</em> e<strong> </strong><em>Mélanie Laurent</em> sortiscono sicuramente il secondo effetto.</p>
<p>Andreï Filipov (Aleksei Guskov), famoso direttore d&#8217;orchestra del Bolshoi, è costretto a lasciare il podio per essersi rifiutato di licenziare i propri orchestrali, ritenuti sovversivi.  Lo ritroviamo trent&#8217;anni dopo in veste di addetto alle pulizie nel suo amato teatro. Qui intercetta per un caso fortuito il fax proveniente dal teatro parigino dello Châtelet e subito nasce in lui l&#8217;idea di sostituirsi all&#8217;orchestra ufficiale.</p>
<p>L&#8217; idea di battere sul tempo la vera orchestra del Bolshoi, seppur  avventata, è di certo l&#8217;unica da prendere.  Riunendo i musicisti scacciati trent&#8217;anni prima durante l&#8217;esecuzione del <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ATK_pj2iMqg&amp;feature=PlayList&amp;p=C705C4F917DA2A3B&amp;index=0&amp;playnext=1">concerto per violino e orchestra in RE maggiore op.35 di Cajkovskij</a>, Andreï vuole riscattare il tempo trascorso nell&#8217;oblio.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/813358906.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1403" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/813358906-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Seguiranno intelligenti macchinazioni per rendere credibile un&#8217;orchestra ormai senza più né strumenti né passione, trascinata solamente da un&#8217;ideologia.</p>
<p>Il concerto è un&#8217;ossessione per Andreï Filipov e un tarlo anche per sua moglie Irina (Anna  Kamenkova Pavlova), l&#8217;unica che crede ancora che il marito possa tornare a dirigere.</p>
<p>L&#8217;esigenza di avere come primo violino Anne-Marie Jacquet (Mélanie Laurent), talentuosa giovane musicista francese, sembra essere dettata da qualcosa di profondo e nascosto.</p>
<p>Capricciosa, ma allo stesso tempo umile esecutrice, l&#8217;algida Anne-Marie si scopre essere un&#8217;orfana che ricerca lo sguardo genitoriale in ogni persona del pubblico che incontra. La vicinanza reverenziale che da subito si percepisce tra lei e Filipov è segno di un legame più profondo, che si rivelerà solo al culmine della loro collaborazione.</p>
<p>Non mancano momenti grotteschi e surreali, a volte anche fastidiosi, e un doppiaggio con inflessione russa (inspiegabile considerata l&#8217;ambientazione) che allontanano il film dal mio personale concetto di capolavoro.</p>
<p><a href="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/12017_05.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1401" src="http://www.dmzine.it/wp-content/uploads/2010/02/12017_05-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nonostante ciò il finale al Thêatre du Châtelet vale tutto il film: il virtuosismo del primo violino, la sofferta interpretazione dei protagonisti e le suggestive immagini del passato di Andreï evocano una forte carica emotiva.</p>
<p>Nel pianto liberatorio di Anne-Marie ritroviamo tutta la solitudine con cui ha convissuto e da cui riesce finalmente a liberarsi.  Nelle lacrime di Irina risiede invece la soddisfazione di poter essere testimone del riscatto cercato per anni.</p>
<p>Ma solo in  Andreï riusciamo a immedesimarci, godendo, con lui, del successo a lungo inseguito.</p>
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