Re-Visioni: The Hurtlocker di Catherine Bigelow
marzo 19th, 2010 | Published in -> Re-visioni, Cinema, Headline

“La Guerra è come una droga, crea dipendenza” questa frase apre il film the hurtlocker, una proposizione semplice, una dichiarazione di intenti: una tesi.
Bisogna aspettare tutto il film per comprendere da cosa ci faccia fuggire la guerra, lontano da quale inferno fatto di supermercati, reparti surgelati e famiglie felici ci possa portare l’intento bellico; a quale mondo modernamente monotono è preferibile l’incubo mortifero di Bagdad, delle sue strade tortuose, dalle lingue sconosciute e riti crudeli.
The Hurtlocker è un film fortemente virile ( forse perché fatto da una donna), schiacciato come un sacchetto di rifiuti esplosivi, incuneato nell’animo perduto di una generazione, che preferisce uccidere a generare la vita, una generazione per cui l’adrenalina diventa panacea di ogni male: dall’apatia, alla depressione, all’impotenza.
La scatola del dolore del titolo, lo spazio in cui si mettono gli effetti personali di un soldato deceduto, diventa il paradigma su cui si svolgono i rimossi dei personaggi che compongono questo film: artificieri incoscienti, soldati depressi, militari spietati..un luogo non solo metaforico in cui si raccolgono le proprie esistenze, ridotte a rottami di vecchie bombe inesplose.
La morte sembra essere l’unica via d’uscita da una dipendenza che chiama ( e ri-chiama) i personaggi, riportando il film al suo inizio; come un serpente alchemico, che arriva a fagocitare se stesso in un gioco crudele e autodistruttivo.