A Colpo d’Occhio: Contemporary RPG art
marzo 15th, 2010 | Published in -> In(s)contri, Headline
In un momento di follia improvvisa, qualche anno addietro, acconsentii a partecipare ad un gioco di ruolo dal vivo, più per amicizia con alcuni partecipanti, che per affinità con il mondo del role playing ( ho sempre trovato gli elfi assai noiosi dopo i 15 anni). Di quell’ esperienza traumatica mi ricordo persone che parlavano per ore di cose senza senso: ” sai ho visto un drago? ” ” Ah sì? interessante, e di che tipo era?” ” Un drago malvagio delle terre del nord”..e così via per minuti e minuti, vedevo dipanarsi conversazioni prive di senso.
Le persone in quel mondo fantastico erano del tutto isolate dall’esterno, si parlavano con un loro codice prestabilito, e un qualsiasi individuo umano, proveniente da un normale background culturale, non era in grado di comprenderle. Fino a poco fa credevo che un tale stato di alienazione dalla realtà fosse relegato a tali fenomeni ( borderline) di socializzazione.
Mi sbagliavo.
Venerdì sera mi sono diretto al Pac di Milano per l’innaugurazione di una mostra intitolata ” Ibrido”, momento di convergenza espositivo delle più disparate arti figurative. Sorvolo volutamente sull’allestimento della mostra e sulle opere in mostra per giungere a raccontare uno dei momenti più inquietanti che abbia mai visssuto:
In cima alle scale del soppalco del Pac un uomo suonava, in maniera disturbante, un violino, con la testa infilata in una scatola di metallo ( gialla); davanti a lui una coppia discorreva amabilmente. Un po’ sorpreso mi avvicino ai due che incredibilmente stanno commentando ( come fossero in una galleria di quadri) l’opera d’arte.
” E’ palese la critica formale ad una società alienata, incapace di comunicare”
” Già la crisi delle ideologie, del linguaggio, dell’ermeneutica”
” Sì ha proprio un respiro universale”
Un mio carissimo amico romano avrebbe detto : “universale de che?” Perdonatemi, quì su dmzine pubblichiamo spesso notizie su illustratori e artisti in genere, ma supporre un’universalità totale mi sembra stupido; altrettanto stupido che commentare come opera statica, un essere umano che ci sta di fronte. Siamo in primo luogo persone, oggettivizzarci ( anche se per provocazione) è agghiacciante.
Questo evento mi fa riflettere su come, noi lettori , che ci sentiamo intelligenti ( perchè è di moda?) forse non siamo altro che un nuovo tipo di alienati, culturalmente e socialmente più accettabili degli elfi dei giochi di ruolo, ma sullo stesso piano linguistico. Inventiamo anche noi linguaggi e codici che ci richiamano un significato del tutto particolare e mai universale.
Mi viene da domandarmi se l’arte contemporanea racconti ancora qualcosa, se può parlare a tutti gli strati della nostra società; o se è solo un gioco di ruolo per bambini colti e ( forse?) intelligenti.
N.b.
Sono cosciente di cosa sia una performance, mi chiedo solo quanta carica provocativa possa avere se al posto di ammutolire la si commenta come davanti ad una partita di calcio…..
