Re-visioni:24 Hour Party People
marzo 6th, 2010 | Published in -> Re-visioni, Cinema, Headline

Nel film di Micheal Winterbottom la sacralità di quei mitici anni ‘70/’80 non si capisce se venga smontata o semplicemente raccontata da una prospettiva diversa, non lo so, a me pare che il tutto sia raccontato sullo stile della solita commedia americana dall’umorismo facile (stile American Pie, per intenderci).
Il protagonista è Tony Wilson, santone di quegli anni, grazie al quale i migliori gruppi alternativi della scena punk, new wave, indie di Manchester hanno iniziato a suonare in televisione. Stiamo parlando dei Joy Division (e tutte le loro future evoluzioni), Happy Mondays, Sex Pistols, Siouxsie And The Banshees, The Jam, A Certain Ratio, The Stranglers e The Clash, giusto per citare qualche gruppo. Ecco, il film racconta di come queste diverse band si siano ritrovate tutte all’interno della Factory, fondata dal nostro Tony e abbiano inziato a riscontrare successo nella scena underground inglese.
Nel complesso la storia è raccontata in modo originale, il protagonista è il narratore stesso della storia e parla direttamente al pubblico; la Manchester festaiola e ribelle è di sfondo al continuo susseguirsi delle comparse delle molteplici band, creando una specie di minestrone, dove vengono aggiunti tanti ingredienti, ma di fatto il risultato è un po’ scarso e poco appagante. Si aprono tante parentesi musicali, ma se ne chiudono ben poche, per non parlare del modo eccessivamente parodistico con cui vengono presentati i personaggi.
Sicuramente il punto di vista da cui si vogliono vedere quei mitici anni è quello del mecenate musicale che vuole far soldi, diventare un personaggio e scoprire qualcosa di veramente innovativo, però trattare così “bonariamente” un periodo non solo musicalmente, ma anche socialmente rivoluzionario non convince molto. Sono perplessa, forse la mia devozione verso gli anni ‘80 è troppo smisurata.

