Re-Visioni: S. come?
febbraio 10th, 2010 | Published in -> Re-visioni, Fumetto
Che l’arte suoni le corde dell’emotività è noto, anzi spesso cerchiamo questo “automatismo” volendoci trovare nella situazione di essere parte dell’opera. Parlando di “S” di Gipì invece ci ritroviamo di fronte ad un bivio : essere nel racconto o immaginare di essere nel racconto.
S. tratta un argomento toccante con un taglio intimo e rievocativo; senza assumere uno schema preciso. Nel complesso appare quasi confuso, come scritto ” a braccia”, senza riletture e correzioni. L’incipit è fuorviante ma decisso, con una fitta maglia di ricordi d’infanzia incormporati in una cornice con continui flashback.
Lo sviluppo narrativo , invece, è costruito con la spontaneità dei ricordi e l’incertezza che il ricordo stesso possa essere solo uno sbiadito montaggio di percezioni.
Questo turbinio di rievocazioni è saggiamente dipinto da Gian Alfonso Pacinotti (in arte Gipi) attraverso un interessante artificio tecnico :l’arte di Gipì sfrutta infatti l’indefinita traccia dell’acquarello imprigionandola in bordi quasi scarabocchiati, donando alla composizione un’immediatezza da racconto intimo. Questo stile unico ha permesso0, all’autore toscano, dopo anni passati tra strisce su quotidiani e riviste, di imporsi nel panorama italiano e internazionale come uno dei fumettisti più importanti della sua generazione.
S non è una storia in senso stretto, e forse ogni lettore lo capirà verso la conclusione, ognuno di noi si accorgerà di come sia in realtà un affettuoso e commosso tributo alla figura del padre.
Gipi nel rappresentare il vuoto invisibile, che la morte di un genitore comporta , riesce a raggiungere con tatto e grazia la storia personale di ogni lettore, quasi a voler dialogare direttamente con ognuno di noi, con la nostra storia e i nostri ricordi.
Ci troviamo dunque di fornte ad un affresco di vita e emozioni. Uno sfogo contro una condizione ( la perdita ) di cui ognuno, suo malgrado, si sente colpevole nelle occasioni perse e nelle frasi non dette.
Credo che ogni figlio ( orfano in ogni accezione) vorrebbe essere in grado di dare un saluto di questa levatura al proprio genitore, e l’albo mi sembra , in conclusione, un passaggio attraverso il quale sentirsi adulti, incontrando un pezzo della propria vita, un pezzo talmente grande che non necessita altro, per rappresentarlo, che una lettera, sia essa una S. (o una M.)
S.
Testi e Disegni: Gipi
Coconino Press