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Assaggi: La schiuma dei giorni di Boris Vian

gennaio 29th, 2010  |  Published in -> Assaggi, Headline, Letteratura

fotografia di Henri Cartier-Bresson

Boris Vian appare un uomo dai molteplici talenti: trombettista jazz, scrittore, ingegnere e autore di un numero incredibile di canzoni; ballerino, discografico e chi più ne ha più ne metta! Figura sovversiva che forse, se solo fosse riuscito a vedere l’alba degli anni Sessanta, sarebbe diventata un’icona generazionale, muore prematuramente stroncato da un infarto.

Tra le opere pubblicate con il suo vero nome troviamo “La schiuma dei giorni” che viene da molti definito come il suo capolavoro. Si tratta di un libro “assurdo” e di difficile traduzione perchè pieno di invenzioni e distorsioni linguistiche. In esso viene narrata la storia di Colin, un ricco parigino annoiato che passa le giornate in compagnia del suo cuoco Nicolas e dell’amico Chick, un ingegnere squattrinato e sperperone con il vizio di collezionare le opere di Jean Sol Partre.

Un giorno nella vita di Colin fa però capolino l’amore e prende le forme della bella Chloé. Fulmineo e assoluto come solo l’amore sa essere, i due decidono immediatamente di sposarsi e di partire per la luna di miele nel sud della Francia. Chloé incomincia però a mostrare i segni di un male terribile ed inesorabile: nel suo polmone si annida una piccola ninfea (finissima metafora per identificare il ben più spaventoso “tumore”!) che cresce rapidamente e mentre il tempo sembra scivolar via veloce, l’appartamento in cui vivono, inizialmente di dimensioni “faraoniche”, si fa sempre più piccolo (a rappresentare l’insensatezza di una vita senza la persona amata)..

Un romanzo pirotecnico sulla generosità e sull’amore (dolce, tragico ed irriverente), scritto da un uomo innamorato dell’amore stesso. Tra le pagine de “La schiuma dei giorni” si respira una Parigi fantastica, popolata da personaggi che sembrano essere usciti direttamente da ”Alice nel paese delle meraviglie” ed in cui ogni legge sembra essere sovvertita. Domina, quindi, il non senso: non mancano assurdità ed immagini che, forse, sembrerebbero più adatte alla dimensione dell’onirico.

L’amore tra Colin e Chloé è di candida purezza e cresce impetuoso nonostante le avversità sulle note della musica di Duke Ellington. Davanti a questo sentimento sembrano mancare le parole; davanti a tanta forza d’animo, che spinge Colin a fare qualsiasi cosa pur di alleviare il dolore della sua amata, sentiamo il cuore stringersi nel petto e vorremmo vedere che almeno in questo magnifico sogno le cose finisco per il meglio. Ma alla fine Vian ci mostra come la realtà sia inevitabilmente spietata. Alla morte (fisica!) dell’amore non ci resta più nulla tra le mani: la quotidianità perde ogni senso ed ogni magica sfumatura.

Lascio la conclusione alle parole di Ivano Fossti il quale, nella prefazione, dice:

“Vale la pena riflettere sulla seconda parte di questa storia d’amore, e sul suo finale da molti percepito come di una tragicità assoluta. Credo che si tratti invece del vero colpo di maestria di Boris Vian che ci ricorda con lucidità, abbandonando gradualmente il territorio narrativo del suo teatro dell’assurdo, che quando l’amore chiude il suo sguardo su di noi, anche il mondo attorno perde a poco a poco colore, dignità e dimensione. Semplicemente si dissolvono l’interesse e la gioia che noi stessi avevamo costruito sui grigiori della realtà comune.”

“La schiuma dei giorni” è edito Marcos y Marcos

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