Re-visioni: Il grande capo di Lars Von Trier
gennaio 22nd, 2010 | Published in -> Re-visioni, Cinema, Headline
“La legge non ammette l’ignoranza ma non prevede la stupidità.”
Nella moderna Danimarca un’azienda di informatica si prepara ad essere venduta agli islandesi. Il problema è che il capo non ha mai avuto il coraggio di rivelarsi come tale e si è sempre finto semplice portavoce del fantomatico “Grande Capo” del quale ora si necessita la comparsa. Ed è così che un povero attore disoccupato si trova a recitare la commedia e a convivere con l’ansia di chi, forse, il lavoro lo sta per perdere e ha voglia di scaricare tutte le frustrazioni passate e presenti.
Ovviamente le cose, però, non possono far altro che prendere una brutta piega.
Per sommi capi questa é la trama de “Il grande capo” di Lars Von Trier nel quale, liberatosi dai vincoli del Dogma 95, il regista danese può dare ancora più sfogo al cinismo e alla vena satirica che contraddistinguono la sua particolare visione della realtà. Vengono così a nudo le meschinità del mondo del lavoro e l’arrivismo che (sarò scontata) sembra essere una costante tipica dei nostri giorni. Viene quindi messa da parte (solo apparentemente) il dramma d’America che abbiamo incontrato in Dogville e Manderlay in cui al centro dell’indagine di Von Trier c’erano le meschinità e la grettezza delle persone, messe a nudo in tutte le loro brutture (ipocrisia, codardia, etc..).
Dal punto di vista tecnico fa la comparsa per la prima volta il metodo dell’ ”automavision”, tecnica di ripresa che usa un camera fissa, senza un operatore: cosa riprendere viene deciso in maniera puramente casuale da un computer cui la camera è collegata. L’effetto ottenuto può disturbare la visione del film in quanto accade spesso che gli attori compaiano all’interno delle inquadrature con il viso (o l’intera testa) tagliato. Ma non spaventatevi! Sarà lo stesso Lars ad accompagnarvi nella visione del film con un voice-off il cui intento pare essere quello di spiegare le scelte di scrittura (non a caso il film si apre in maniera un po’bizzarra, con l’inquadratura dello stesso regista riflesso nei vetri di un palazzo ed una voce fuori campo che invita lo spettatore a non riflettere troppo, ma a godersi più che altro lo spettacolo) .
Insomma, un film godiblie, divertente, ma non è di certo Dogville.
“È così perchè l’ha detto il grande capo”
