Assaggi: I fantastici coatti di Gianni Biondillo
gennaio 10th, 2010 | Published in -> Assaggi

Dopo mesi di carestia, eccomi di ritorno dalla fumetteria con un nuovo albo. Questa volta mi sono spinta a comprare qualcosa di nuovo, insolito per i mei gusti.
Sarà che la sceneggiatura è del grande Neil Gaiman ma mi sono fatta convincere a comprare un albo di Batman!
Eh, si, i supereroi non hanno mai avuto gran fascino, per quel che mi riguarda, e se devo essere sincera l’immagine del pipistrellone in copertina mi è servita più che altro per rispolverare un racconto di Gianni Biondillo che lessi parecchio tempo fa sul mensile Ventiquattro: “I fantastici coatti”.
A dirla tutta non conosco Biondillo, sebbene mi sia ripromessa di leggere qualcosa perchè il suo stile lo potrei quasi definire “folgorante”.
Il racconto in questione si basa su un binomio molto semplice: lui seduto sul lettino dell’analista, lei annoiata che scribacchia qualcosa, controllando di continuo l’orlogio; il tutto si svolge nell’ultima svogliata mezz’ora della seduta.

Fulcro del loro discorso è l’ossessione di lui per i supereroi (per l’appunto!) che non solo lo tormentano nella vita quotidiana (non può far a meno di scambiar sottobanco i fumetti con i suoi amici, stimati padri di famiglia dei quali si potrebbe dire tutto tranne l’ossessione per le avventure di Capitan America.
Per di più questa sua mania sembra causare danni “d’identità culturale” anche alle sue figlie che di fronte ad un immagine di Padre Pio esclamano “Guarda papà, Obi Wan Kenobi!”), ma gli eroi in calzamaglia non lo abbandonano neppure nei sogni.
Nel suo inconscio onirico accade l’assurdo: i supereroi compiono gesti normali, che caratterizzano la nostra routine quotidiana: passare l’aspirapolvere, pulire il cesso con lo scopino, ritirare la posta e fare la spesa, quella vita che il protagonista non è in grado di vivere.

A fare da perfetta cornice alla storia troviamo infine le fotografie di Gregg Segal le quali, molto probabilmente, stanno in realtà alla base stessa del racconto. In esse compaiono uomini mascherati da supereroi ritratti nel loro “ambiente domestico”, forse a rappresentare l’eroicità della normalità o forse a mettere in luce che “non c’è mito che non possa essere detronizzato”, come ritiene l’anonimo protagonista della storia di Biondillo.
E, perchè no, magari un giorno potremmo incrociare una bella wonder woman che, con spregio, ci assicura che lei, per fare la spesa, “usa solo sporte di tela”.